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Salvare gli alberi di via Ernesto Basile (forse) si può, l'esperto: "Bisogna provarci"

Estirpare e ripiantare gli alberi in via Ernesto Basile è possibile, ma è un intervento costoso e "privo di garanzie", come ci racconta l’agronomo Claudio Benanti: l'intervista

Ferdinando Lo Monaco
Studente di Scienze della Comunicazione
  • 29 gennaio 2026

Via Ernesto Basile

Estirpare e ripiantare gli alberi in via Ernesto Basile si può fare, ma è un intervento costoso e "privo di garanzie", come ci racconta l’agronomo Claudio Benanti: «Si tratta di un’operazione che a mio avviso va tentata, perché le piante sono diverse e bisogna fare tutto il possibile per salvarne quante più si può. Tuttavia, sarà un intervento molto costoso, molto complesso e soprattutto privo di garanzie».

Una parte di Palermo rischia di scomparire per far posto alla linea della nuova linea C del tram, ma continua la polemica per salvaguardare gli alberi in via Ernesto Basile, dibattito sollevato dalle opposizioni e dalle associazioni ambientaliste.

Se ci si sposta dal piano prettamente etico, legato al principio del “non uccidere un albero in quanto essere vivente”, emerge però un interrogativo ulteriore: siamo davvero di fronte a un danno ecologico rilevante? L’architetto Alessandro Augello ha spiegato a Balarm che, a seguito di una valutazione ambientale, sono stati individuati circa 42 esemplari che verranno “salvati” attraverso operazioni di espianto e successivo reimpianto.

Un numero che, a una prima lettura, può apparire contenuto rispetto agli alberi presenti lungo via Basile, ma che è il risultato di numerose valutazioni tecniche e ambientali.

Per comprendere meglio quale sarà la procedura adottata abbiamo parlato con l’agronomo Claudio Benanti, che ha chiarito: «L’espianto e il reimpianto rappresentano una possibilità nei progetti di questo tipo, ma si tratta di un’ipotesi che porta con sé diverse criticità. È un’operazione generalmente molto complessa, perché esistono specie più predisposte a sopportare lo stress del trapianto e altre che lo tollerano decisamente meno.

La difficoltà non risiede soltanto nell’esecuzione tecnica dell’intervento, ma soprattutto nella sua riuscita: non è affatto scontato che la pianta reagisca positivamente».

Nel caso specifico di via Ernesto Basile si parla prevalentemente di ficus, una specie che, secondo l’agronomo, presenta ulteriori problematicità: «I ficus non riescono facilmente a sopportare questo tipo di operazione perché hanno apparati radicali molto estesi. Questo comporta inevitabilmente il taglio di numerose radici e i tagli, soprattutto se di grossa sezione, rappresentano uno stress notevole per la pianta e una possibile via d’accesso per attacchi fungini, batteriosi e altre patologie, generando un danno indotto successivo.

Dall’altro lato si tratta di piante estremamente resilienti e la loro invasività e adattabilità potrebbero consentire al singolo individuo di sopravvivere». A rendere il processo ancora più complesso contribuisce la conformazione stessa di via Basile, come spiega Benanti: «In questo contesto l’operazione diventa particolarmente difficile.

Per prelevare una zolla adeguata, scavando una buca circolare attorno alla pianta e cercando di mantenere quanto più terreno possibile aderente alle radici, come previsto dalla procedura, ci si imbatte inevitabilmente in asfalto, cordoli in cemento, aiuole e infrastrutture varie. Non sarà dunque semplice estirpare le piante garantendo che la terra rimanga compatta attorno all’apparato radicale».

In conclusione, l’agronomo ritiene che l’intervento vada comunque sperimentato, pur con tutte le cautele del caso: «Si tratta di un’operazione che a mio avviso va tentata, perché le piante sono diverse e bisogna fare tutto il possibile per salvarne quante più si può. Tuttavia, sarà un intervento molto costoso, molto complesso e soprattutto privo di garanzie. Anche adottando tutte le precauzioni necessarie non è detto che l’operazione vada a buon fine.

Inoltre, per effettuare l’espianto la pianta deve essere potata in maniera drastica, perdendo temporaneamente le sue funzioni ecologiche e, qualora l’attecchimento riesca, per il pieno recupero di tali funzioni occorrerà attendere almeno uno o due anni».

Infine, Benanti ha espresso il proprio punto di vista rispetto alle questioni morali sollevate dalle opposizioni e dalle associazioni ambientaliste, affermando: «L’albero è certamente un essere vivente, ma in un contesto urbano deve esistere una convivenza che porti beneficio sia all’uomo sia alla struttura verde.

Se quella individuata è l’unica collocazione possibile per i binari del tram e se l’opera è urbanisticamente fondamentale per una zona strategica di Palermo, allora ritengo che vada realizzata. È chiaro che, se parliamo di esemplari simbolici o di particolare valore identitario, come l’Albero Falcone o il Ficus dell’Orto Botanico, è necessario adottare un ragionamento diverso.

Ciò che resta fondamentale, in ogni caso, è che venga garantita una compensazione adeguata, nel rispetto di tutti i criteri tecnici e con il supporto di personale qualificato».
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