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Sanremo 1973: la grande assente Rosa Balistreri, esclusa con "Terra che non senti"

Canzoni di protesta che stonavano, letteralmente, con il Festival nazional popolare della canzone italiana: era una strigliata alla classe politica che mal governava la Sicilia

Balarm
La redazione
  • 9 febbraio 2018

La cantautrice Rosa Balistreri

La motivazione ufficiale fu che "il brano non era inedito" e la cantante Rosa Balistreri ha battuto la ritirata in quel Sanremo del 1973, portandosi via la canzone "Terra che non senti".

Era la ventitreesima edizione del Festival della canzone italiana e si tenne al salone delle feste del casinò di Sanremo, dall'8 al 10 marzo.

Fu il primo festival condotto da una donna, anche se non interamente (si dovrà aspettare il 1986 con Loretta Goggi): era Gabriella Farinon a condurre infatti le prime due serate da sola e con Mike Bongiorno soltanto la finale perché era mpegnato con il quiz a premi "Rischiatutto".

La canzone di Balistreri, comunque, era stata davvero proposta nell'autunno dell'anno precendente alla trasmissione "Stasera... Rrrosa" ma la polemica per l'esclusione della cantautrice scattò ugualmente: motivi politici, dicevano, erano nascosti dietro quella decisione.

Lei affermò infatti di essere «Troppo pericolosa per il sistema: temevano che ne combinassi qualcuna delle mie, che dicessi davanti a 30 milioni di telespettatori qualche frase scottante, cioè vera».

"Terra che non senti, che non vuoi capire, che non dici niente, vedendomi morire. Terra che non trattieni, chi vuole partire, e niente gli dai, per farli tornare" questo un estratto infatti della struggente canzone, cantata in dialetto (ovviamente). Una canzone che parla di inferno sulla terra e che da il titolo anche all’album in cui è contenuta.

Si tratta di un racconto di vita vissuta da Rosa Balistreri: esprime l’attaccamento alla sua terra, la Sicilia, ma è anche un duro rimprovero a chi la governa, perchè che vede morire e partire i propri figli senza muovere un dito.

Allora ecco le motivazioni: la strigliata indirizzata a quella classe politica miope che lascia la Sicilia a languire. Un brano di denuncia di chi incarnava quel personaggio scomodo davvero, a fianco dei sofferenti e dei deboli, che comunque la casa discografica Fonit Cetra sosteneva nella corsa al Festival.

«Adesso ho deciso di gridare le mie proteste, le mie accuse, il dolore della mia terra, dei poveri che la abitano, di quelli che l’abbandonano, dei compagni operai, dei braccianti, dei disoccupati, delle donne siciliane che vivono come bestie - sottolineava Rosa - era questo il mio scopo quando ho accettato di cantare a Sanremo».

«A Sanremo, i cantanti vanno per vendere più dischi e fare più soldi - continuava - io sono venuta qui per fare politica, per protestare cantando. Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto. Ma non sono una cantante… sono un’attivista che fa comizi con la chitarra. Hanno visto giusto: non so se sarei stata capace di cantare davanti a quella gente elegantissima, reazionaria, travestita con abiti da carnevale».

Alla fine Sanremo 1973 venne vinto da Peppino di Capri con "Un grande amore e niente più" seguito da Peppino Gagliardi con "Come un ragazzino" e da Milva, al terzo posto con "Da troppo tempo".

La RAI trasmise alla radio tutte e tre le serate, mentre in televisione soltanto la finale: benché irradiata in Italia in bianco e nero, si trattò della prima finale del Festival registrata con telecamere a colori e incisa su nastro magnetico.

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