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Se ne va troppo presto ma è immensa fino all'ultimo: da Palermo Magda salva altre vite

Magda Incarbona, a 39 anni, lascia una bimba di 10 mesi. Allenatrice di pallavolo, animatrice all'oratorio, nel suo quartiere la conoscevano tutti: "Era straordinaria"

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 20 aprile 2026

Magda Incarbona (foto da Facebook)

C’è un verso di una canzone di Vasco Rossi che torna in mente quando una vita si spezza troppo presto: «Voglio trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce l’ha». Una domanda che a Palermo, in queste ore, attraversa la città, passa tra le persone che si fermano a parlare, tra chi abbassa lo sguardo e tra chi fatica ancora a crederci.

Nel suo quartiere, Magda Incarbona, la conoscevano tutti. Allenatrice di pallavolo, animatrice del Grest, presenza fissa in oratorio. Una di quelle persone che stanno dentro le giornate degli altri senza fare rumore, ma lasciando segni precisi: con i ragazzi, con i bambini, con chiunque avesse bisogno di una parola, di un tempo, di un sorriso.

Per questo la sua morte non è solo una notizia. È uno strappo, una lacerazione che attraversa una comunità intera, oltre la famiglia e gli amici più stretti. Perché Magda era anche una giovane madre di una bambina di soli 10 mesi, lasciata dentro un dolore che non ha ancora parole. E tutto questo rende la storia più difficile da accettare.

«Come si può perdere in tre giorni una figlia, una sorella, una moglie, una mamma?», scrive sua madre Maria in un lungo messaggio affidato ai social. «Non si può accettare. È innaturale». Frasi che non cercano ordine, che si rincorrono, che tengono insieme incredulità e disperazione. «La nostra vita da martedì pomeriggio non sarà più la stessa».

Lo stesso smarrimento attraversa anche il post di sua sorella Angela: «Lasciarmi senza parole è molto difficile ma sei riuscita a fare anche questo», scrive. Poi il ricordo di un abbraccio, che oggi suona quasi come un presentimento: «Angy, abbracciamoci forte perché se succede qualcosa almeno lo abbiamo fatto per l’ultima volta. E guarda cosa è successo. Incomprensibile. Inaccettabile. Incommensurabile. Incontenibile. Impossibile».

È stata una corsa improvvisa, violentissima. Solo tre settimane di mal di testa, poi l’arrivo al pronto soccorso sulle sue gambe, in codice verde. Nel giro di poche ore, però, le condizioni peggiorano, fino al silenzio. Gli esami rivelano un tumore in una zona delicatissima del cervello. I medici provano a intervenire, ma non c’è nulla da fare.

«È accaduto tutto in pochissimo tempo, neanche due giorni», racconta Manuela Di Mariano, amica di Angela, cresciuta come una sorella accanto alla famiglia fin da quando erano ragazzine. «Una cosa terribile, che non riesci a spiegarti».

In questi casi il senso sembra mancare, sembra smarrirsi lì, nel punto esatto in cui la vita dovrebbe aprirsi. Si rompe. E invece, proprio quando sembra impossibile trovarlo, qualcosa resiste.

Dentro questo strappo c’è un’azione che cambia la direzione del racconto: la scelta di donare gli organi. Una decisione condivisa con la sua famiglia e che non ha lasciato spazio a indecisioni. «Non c’è stato un attimo di dubbio», dice ancora Manuela. «Un dolore composto, pieno di pudore, ma anche una generosità enorme. Eravamo tutti sconvolti, ma allo stesso tempo abbiamo visto qualcosa di bellissimo».

Cuore, polmoni, fegato, reni, pancreas, cornee: quasi tutto è stato donato. Più vite che continuano grazie a lei, altre che ricevono una possibilità. «Non è facile quando riguarda qualcuno che ami - aggiunge - ma loro hanno detto subito sì, e questo dice molto di chi fosse Magda».

Non è una scelta scontata. I dati sulla donazione lo dicono chiaramente: in Sicilia quasi un cittadino su due rifiuta il consenso. Ed è anche per questo che l’altruismo di Magda e della sua famiglia colpisce così profondamente: perché trasforma un dolore privato in un gesto che riguarda tutti.

Perché Magda era così anche nella vita di tutti i giorni. Una madre presente, viscerale, legatissima alla sua bambina, ancora allattata, sempre con lei. «Erano attaccatissime - racconta - come se in qualche modo lo avessero sentito entrambe. E lei seguiva quello che sentiva, senza farsi condizionare dagli altri».

Una persona diretta, senza mezze misure, capace di dire le cose come stavano, ma anche di creare legami profondi. «Bastava vederla con i bambini, o con gli animali, per capire che persona fosse», dice Manuela. «E ieri, alla camera mortuaria, c’era la fila. Un intero quartiere, e non solo».

È lo stesso ritratto che emerge anche da chi l’ha conosciuta nello sport e nell’oratorio della chiesa Don Orione. «Magda è una di quelle persone che ti cambiano la vita», racconta il suo amico Sandro. «Era potenza, amore, verità. Una sportiva con una forza fuori dal normale, capace di tirare fuori il meglio da chiunque. Con i bambini era vulcanica, amata da tutti».

Nei campi da pallavolo, nelle attività parrocchiali, nei luoghi che oggi appaiono improvvisamente più vuoti, resta una presenza difficile da cancellare. «Oggi quei posti sono un po’ più silenziosi», dice ancora, «ma il suo amore rimarrà scolpito. E lo ha dimostrato fino alla fine: ci sono delle persone che hanno ricevuto un pezzo di lei, che hanno avuto una seconda opportunità. Da amico sono triste perché lei non c’è più, ma sono orgoglioso del suo amore indiscusso verso il prossimo».

È un passaggio che non consola, ma cambia il modo in cui questa storia resta. Non cancella il dolore, ma lo attraversa e lo trasforma, spostando il peso del racconto da una fine a qualcosa che continua.

È qui che le parole di Vasco Rossi tornano, quasi a cercare una risposta che non sia una spiegazione, ma un’intuizione. Il senso della vita forse è tutto qua: non in quello che perdiamo, ma in quello che riusciamo a lasciare. Non nella durata, ma nella traccia. Perché ci sono esistenze che, anche se brevi, riescono a essere piene di altri e a restare, anche dopo, dentro gli altri.

E forse aveva ragione lei, “Maghi”, quando felice insieme al marito Fulvio diceva: «Quando siete felici, fateci caso». Un modo di stare al mondo che oggi continua anche nel suo ultimo gesto.
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