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Spazzatura, abbandono e "totucci": se Sferracavallo inizia a somigliare a Chernobyl

Il problema principale di Sferracavallo è la disorganizzazione: un resoconto che appare più come un bollettino di guerra scritto da uno dei suoi più attivi residenti

Simone Aiello
Ospite
  • 28 agosto 2019

Più che resoconto sarebbe il caso di definirlo bollettino di guerra: di una guerra persa in partenza, in cui l'invincibile nemico ha sovrastato il più debole e disarmato rivale; lo ha ancor più mortificato, lasciandolo morire dissanguato e solo.

Abbiamo perso la guerra, la continuano a perdere le persone perbene. Lo scempio di un territorio ricco di bellezza, abbandonato da chi amministra la città, nel periodo in cui lo si dovrebbe curare ancor di più, per renderlo appetibile e bello, agli occhi dei pochi turisti che hanno ancora il coraggio di avventurarsi nelle strade sempre più “ricche” di spazzatura e sporcizie varie.

Palermo, "indecorosamente bella", ne esce sconfitta e con essa, ancor di più, le borgate marinare, offese e tradite.

Il problema principale di Sferracavallo è la disorganizzazione, la mancanza di una pianificazione che possa mettere ordine e dare decoro ad un territorio con enormi potenzialità ambientali.

L’area Marina Protetta e la Riserva Naturale Orientata sono delle ricchezze di incommensurabile valore da tutelare. Ed è chiaro che bisogna trovare un punto di unione tre le Bellezze del territorio e le attività commerciali, altrettanto importanti per lo sviluppo della borgata.

Sferracavallo è conosciuta, ormai al mondo intero, per i suoi ristoranti, per le trattorie a base di pesce. Siamo contenti di tutto ciò, perché si garantisce il lavoro a centinaia di persone ma vorremmo che si frequentasse, principalmente, per le meravigliose risorse naturali che offre.

Questa estate, invece, ha evidenziato ancor di più gli aspetti catastrofici del territorio, e tante sono state le richieste andate in fumo; le promesse non mantenute, i progetti accantonati.

Come fa signor sindaco ad avere ancora una visione chiara della sua Palermo del futuro? Come fa a non accorgersi dell’incubo che si vive giornalmente, e che lo stato attuale delle tristi situazioni non può dare un senso alla sua, seppur nobile, idea, ad un sogno che mai potrà decollare se lei e la sua giunta non alimenteranno i motori della tanta decantata riqualificazione?

Una città che si sta spegnendo, con Sferracavallo che già si trova al buio pesto. Non si può tollerare che il lungomare Barcarello si lasci in uno stato indecoroso: il mare recintato, perché la passeggiata lignea è ridotta ad un ammasso di fradicio legname, con le nuove tamerici messe a dimora in improvvisate e dissestate aiuole poste al centro di uno striminzito marciapiede in cemento.

In questi giorni, tra l’altro, i teppisti stanno facendo scempio di quello che rimane della passeggiata; togliendo delle tavole e creando così pericolosi vuoti che possono causare incidenti alle ignare persone che passeggiano; forse cercano del legname per alimentare i barbecue sugli scogli?

Del resto abbiamo trascorso un agosto selvaggio, in cui, in più punti del litorale centinaia di persone, quelli che ormai sono chiamati "Totucci", hanno occupato intere spiagge e scogliere con tende, tavoli, sdraio, ombrelloni e sempre accese braciere (forse per emulare la fiamma olimpica?), per passare la settimana di ferragosto nel casino più totale con improponibili musiche che vanno dal neomelodico agli sconquassanti ritmi latini da discoteca.

Dagli accampamenti si sollevano fumi dalle braci perenni e tutti, guardandoli dalla strada, si chiedono, dato che non esistono bagni pubblici, dove queste persone si arrangino per i bisogni fisiologici.

Resta l'amarezza della gente per bene, il sentirsi disarmati nel combattere un nemico che in effetti non esiste. Il disagio sociale delle grandi città, in particolar modo Palermo, causato dall'abbandono delle periferie e dai quartieri popolari.

Tutto ciò dipende dalla mancanza di controllo da parte delle forze di polizia, e la gente pensa che tutto sia consentito. Un'estate caotica dove si registra soltanto la presenza della guardia costiera nei fine settimana, che ha allontanato le scorribande degli acquascooter e dei gommoni.

Il caos comunque impera ancor di più in piazza Beccadelli, dove tutto è consentito, perfino mangiare tra cumuli di rifiuti e le auto che passano appena tra le altre posteggiate in doppia e tripla fila e… sopra le strisce blu di via Marina di Sferracavallo.

Migliaia di persone che producono una quantità inverosimile di rifiuti che la Rap non riesce a gestire con la cosiddetta raccolta differenziata dedicata ai ristoratori.

La conseguenza, inevitabile, è l’accumulo di sacconi in alcuni punti e in particolar modo quello di fronte il porto, sotto villa Arezzo, ed il formarsi di percolato che si espande in tutta la strada siamo in via Barcarello dove passano i poveri turisti in apnea, perché la puzza è insopportabile. I miasmi si diffondono per le strade della borgata e si riesce a ringraziare perfino i fumi del vicino stigghiolaro che coprono gli olezzi della munnizza.

Una piazza Beccadelli preda degli abusivi e di un’orda di incivili che butta a terra e sulla scogliera di tutto. Una stagione senza spazzini per le strade, tra l’altro dissestate e piene di buche, come del resto i marciapiedi. Per non parlare della costa ed in particolar modo di punta Barcarello, in cui gli interventi della Reset/Rap sono stati più unici che rari.

Di pulito e nuovo ci sono solo le strisce blu, che brillano alla luce del sole: che belle che sono. Aree demaniali date in concessione e ora abbandonate, come il baretto in legno della Zotta, dato alle fiamme quest’inverno, che assieme agli altri ecomostri oscura il coloratissimo golfo di Sferracavallo.

Intere vie, come via Tritone per esempio, piene di sterpaglie alte fino anche un metro e cinquanta sembra di trovarsi in una strada di Chernobyl, città abbandonata non solo dagli operatori ecologici e per ovvi motivi.

Un estate vissuta senza una segnaletica che indicasse la nuova stazione di Sferracavallo ma si sa, il comune ha bisogno di tempo e denaro; quello che non è mancato per installare le segnalazioni della presenza di Ostreopsis ovata, comunemente chiamata alga tossica.

Ebbene per installare un cartello di divieto di balneazione, per allarme che probabilmente dura tre/quattro giorni, il Comune di Palermo ha mostrato la stessa tempestività operativa di quello di Zurigo (Svizzera).

Invece, per posizionare la segnaletica che indichi la Stazione ferroviaria di Sferracavallo, che eviterebbe chilometri superflui, alla ricerca della fermata perduta, ai poveri turisti che ancora hanno il coraggio di soggiornare dalle nostre parti, appare una cosa impossibile. In questo caso la nostra città farebbe a gara, per gli ultimi posti in classifica, con Brazzaville, la capitale della Repubblica Democratica del Congo.

Signor sindaco, anche in questo caso la sua visione di una Palermo che punti all’integrazione dei mezzi pubblici, da l Tram al Treno passando per i bus, si sia inceppata ed abbia bisogno di una oleata ai meccanismi burocratici.

E che dire del progetto della rete fognante di Sferracavallo? Un’opera importante che prevede, tra l’altro, la chiusura del vecchio impianto di trattamento delle acque nere, con un sistema di sollevamento a monte dei liquami una vera panacea per le acque dell’Area Marina Protetta.

Ebbene, il progetto doveva partire il 31 maggio ma allo stato attuale esiste solo una tabella in via Nicoletti, ed i motivi che hanno bloccato l’inizio dei lavori non si sanno (forse…). Via Nicoletti, quella stessa via che dovrebbe collegare, bypassando la statale, via del Tritone. Un’opera che eviterebbe le continue e pericolose congestioni, dando respiro alla precaria viabilità.

Da almeno venticinque anni si attende un progetto che ha subito varianti e variantelle, modifiche e intoppi. E in via Nicoletti questa estate era previsto che si completasse il nuovo centro di raccolta ma allo stato attuale esiste solo una colata di asfalto e un vecchio cassone.

A questo punto forse sarebbe il caso di cambiare il nome alla via, con una ben più appropriata “via dell’illusione”. Comunque, e per fortuna, quest’estate è stata caratterizzata dal lavoro di volontari, di ragazzi e ragazze che hanno pulito la costa e le strade hanno dipinto dissuasori e cancelli arrugginiti e trasformato una vecchia barca in porta piante.

Una speranza, un segnale per i nostri amministratori che con le foto di vecchie barche, riempite di munnizza dagli irriducibili incivili, fanno post sui social, evidenziando che la colpa non è solo di chi amministra la nostra città ma anche di quei cittadini che non la rispettano.

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