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Tra i più estesi d'Europa e in dormiveglia davanti alla Sicilia: il Marsili, il vulcano sommerso

Si trova posizionato nel Tirreno meridionale, appartenente all'arco insulare Eoliano, a circa 140 km a nord della Sicilia e a circa 150 km a ovest della Calabria ed è il più esteso vulcano d’Europa

Balarm
La redazione
  • 14 ottobre 2021

Il vulcano Marsili in un'immagine radar (da Napoli Today)

È uno dei vulcani più estesi d'Europa, spesso al centro di dibattiti scientifici, e si trova in Italia; non tutti lo conoscono forse perché si trova sotto il livello del mare e, da tempo, è silente: stiamo parlando del vulcano Marsili.

Si trova posizionato nel Tirreno meridionale, appartenente all'arco insulare Eoliano, a circa 140 km a nord della Sicilia e a circa 150 km a ovest della Calabria ed è, come dicevamo, il più esteso vulcano d’Europa. È stato indicato come potenzialmente pericoloso, perché se si svegliasse, potrebbe innescare un maremoto che interesserebbe le coste tirreniche meridionali.

Il suo nome deriva dallo scienziato che lo individuò, Luigi Ferdinando Marsili, che lo scoprì negli anni venti del XX secolo; studiato poi a partire dal 2005 nell'ambito di progetti strategici del CNR, per mezzo di un sistema sonar multifascio e di reti integrate di monitoraggio per osservazioni oceaniche.



I numeri di questo vulcano sono: 70 km di lunghezza e 30 km di larghezza (pari a 2.100 chilometri quadrati di superficie) ed è per questo che il Marsili rappresenta uno dei vulcani più estesi d’Europa. Il monte si eleva per circa 3.000 metri dal fondo marino, raggiungendo con la sommità la quota di circa 450 metri al di sotto della superficie del mar Tirreno e appartiene alla famiglia degli stratovulcani.

Come riportato nell'articolo di Stefano Randelli, secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia se il Marsili eruttasse l’unico segno in superficie sarebbe "l’acqua che bolle" legata al degassamento e galleggiamento di materiale vulcanico (pomici) che rimarrebbe in sospensione per alcune settimane.

Quindi, interpretando queste informazioni scientifiche, molti degli scenari catastrofisti, messi in campo più da profani che da gente titolata, legati a esplosioni e conseguenti tsunami probabilmente sono più suggestioni che realtà.

L’unico contrattempo potrebbe essere legato ad una deviazione delle rotte navali per semplice precauzione.

Ma queste sono solamente ipotesi che non trovano riscontro scientifico al momento, se non nei cosiddetti "seafloor sliding" superficiali (cioè franamento del fondo marino), solo nel settore centrale del vulcano.

Nel febbraio 2010 la nave oceanografica Urania, del CNR, ha iniziato una campagna di studi sul vulcano sommerso e sono stati rilevati rischi di crolli potenzialmente pericolosi che testimoniano una notevole instabilità. Una regione significativamente grande della sommità del Marsili risulta inoltre costituita da rocce di bassa densità, fortemente indebolite da fenomeni di alterazione idrotermale; cosa che farebbe prevedere un evento di collasso di grandi dimensioni.

Secondo quanto riportato sempre da Randelli nei report storici e geologici degli tsunami che hanno interessato le coste tirreniche non ci sono evidenze di onde anomale ricollegabili a collassi laterali del Marsili; allo stesso tempo, però, non è detto che nel futuro questi non si possano verificare.

La realtà, però, secondo gli scienziati, suggerirebbe la necessità di stanziamento di fondi proprio per studiare meglio, e prevenire eventualmente, la natura dei fenomeni che potrebbero manifestarsi.
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