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Un concentrato di cinismo e ironia: Claudio Gioè racconta il (suo) Saverio Lamanna

Nato dalla penna di Gaetano Savatteri, il protagonista di "Màkari" - secondo l'attore palermitano - è un personaggio molto sfaccettato, che va a fondo alle cose con grande intuito

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 23 marzo 2021

L'attore Claudio Gioè in una scena della serie tv "Màkari"

Saverio Lamanna, il protagonista dei romanzi gialli di Gaetano Savatteri, esportato in Tv nella serie Màkari, interpretato sullo schermo da Claudio Gioè, ha tutti i numeri per entrare nell’Olimpo dei personaggi più amati dal pubblico.

Dal debutto con le prime due puntate la risposta in termini di ascolti (una media di circa sei milioni di spettatori a serata) non lascia dubbi, tanto da far pensare ad una possibile seconda serie.

«Il riscontro del pubblico - ci ha detto Claudio Gioè - dimostra l’apprezzamento verso una principale caratteristica di Màkari, che si riscontra già nella scrittura di Savatteri e cioè la leggerezza.

Non c’è il gusto macabro che può esserci in una serie prettamente incentrata su casi di omicidi, semmai si ricerca un’estrema leggerezza che forse, proprio in questo preciso momento storico, è quello che ricerchiamo un po’ tutti nella vita di tutti i giorni».



Dopo aver occupato un ruolo importante nella Capitale - era capo ufficio stampa di un viceministro - Lamanna viene licenziato in tronco e, come primo istinto, pensa di ritornare nella terra natale, la Sicilia appunto, ma soprattutto nella casa a mare proprio a Màcari, nido sicuro da cui ricostruire un avvenire.

«Lamanna - ci ha detto Gioè - è un personaggio particolare che al tempo stesso ha uno sguardo cinico e ironico, che va a fondo alle cose senza che nessuno glielo chieda ma proprio per il senso di giustizia che lo caratterizza.

Questo personaggio per certi versi corrisponde anche a me e certamente alcune coincidenze mi hanno fatto riflettere. Anche io dopo tanti anni vissuti a Roma sono tornato a vivere in Sicilia, come scelta di vita, un dettaglio casuale ma che mi ha in qualche modo aiutato ad entrare meglio nella parte.

Come lui, anche io sono affezionato alla mia terra, ovviamente, e ai luoghi della mia infanzia e ritornare dopo un bel po’ di tempo ti dà l’opportunità di guardare le stesse cose con un certo distacco».

Se da un lato, infatti, tornando in Sicilia Lamanna incontra la famiglia allargata, da Peppe Piccionello alla tata che lo ha cresciuto, dall’altro ha l’opportunità di mettere a frutto l’esperienza fatta fuori confrontandosi con le origini.

L’esame più difficile per tutti.

«Lamanna è un personaggio molto sfaccettato dotato di grande intuito e autoironia che però deve reinventarsi una vita; è un uomo moderno in piena crisi che cerca il suo motivo per stare al mondo. In questo personaggio coraggio e malinconia camminano sugli stessi binari.

Tornando alle origini si sprigionano gelosie che non pensava di nutrire, cerca di essere un uomo di mondo, tutto d'un pezzo e nasconde il suo dolore dietro il sarcasmo.

Il regista Michele Soavi è molto bravo a rendere questa immersione nei ricordi che poi influenzano il presente. Sono momenti che, prima o poi, arrivano nella vita di tutti».

Lamanna ha un perfetto contraltare di altri personaggi attorno che, ognuno con le proprie caratteristiche, contribuisce alla definizione completa del suo animo.

«Attraverso questi gialli irrisolti viene fuori la profondità di quest’uomo che ha un passato anche traumatico, accantonato e che adesso viene a galla.

Nella terza puntata, ad esempio, fiuterà qualcosa di molto strano legato ad una vicenda che coinvolge un suo cugino, che riscoprirà attraverso i suoi ricordi da bambino.
In fondo ritornare in Sicilia per Lamanna è come effettuare una catarsi per potersi ricostruire da zero una nuova vita.

Di materiale su cui lavorare ce ne è tanto già messo su carta dall’autore Savatteri, sarebbe un peccato non dare seguito a questo progetto che ha trovato un buono riscontro, finora, nel pubblico».
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