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Un gioiello nel cuore di Palermo: Palazzo dei Ministeri torna a splendere dopo 32 anni

Oggi è chiamato “Palazzo Ex Ministeri”, perché sede, durante il Regno Borbonico, del Luogotenente Generale del Regno, della Real Segreteria e dei Ministeri di Stato

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 16 ottobre 2021

Una vista della scala opera dell'architetto Giachery

Dopo 20 mesi di lavoro, in occasione delle aperture delle Giornate del FAI (sabato 16 e domenica 17), lo storico Palazzo ex Ministeri si mostra, almeno in parte, in tutta la sua bellezza.

«Dopo tanti mesi di lavoro - ci ha detto Pai Riggio, l'architetto che sta coordinando i lavori - abbiamo potuto mostrare parte delle bellezze di questo straortdinario palazzo. Durate i lavori di restauro, che veranno completati interamente fra due anni, abbiamo avuto tante sorprese, alcune pericolosi, diciamo così, altre molto belle.

Di queste sorprese alcune saranno visibili appena toglieremo l'impalcatura esterna; allora si potranno vedere dettagli che mostrano tracce della stratificazione stroica dell'edificio. Altre saranno visibili all'interno ma non vogliamo svelare nulla troppo presto.

Mi sento solamente di dire che Palazzo ex Ministeri è un gioiello dell'architettura in città e che, grazie alla volontà del Segretario Generale dell'ARS, Fabrizio Scimè e al sostegno del Presidente dell'ARS, Gianfranco Micciché, questo immobile sta ritornando all'antica bellezza».



L'edificio si trova in Corso Vittorio Emanuele, tra l'ex ospedale San Giacomo e la Facoltà Teologica, e ospita all'interno tre corti oltre alla monumentale scala ottocentesca dell'architetto Carlo Giachery e il piano nobile con i suoi saloni finemente affrescati. Noto come Palazzo dei Ministeri, l’immobile è stato acquistato nel 1987 dall’Assemblea regionale siciliana al fine di ospitarvi il patrimonio bibliografico e documentale.

L'antico edificio offre spunti di notevole interesse storico-artistico, soprattutto per la varietà degli elementi architettonici e decorativi sopravvissuti a documentare le trasformazioni avvenute dall'Ottocento fino ai giorni nostri.

A partire dal 1811 la sua storia si intreccia con quella delle istituzioni che hanno rappresentato il governo della Sicilia ed è quindi anche la storia dei mutamenti che da quella data fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale hanno determinato il cambiamento del corso politico.

Oggi è chiamato “Palazzo Ex Ministeri”, perché sede, durante il Regno Borbonico, del Luogotenente Generale del Regno, della Real Segreteria e dei Ministeri di Stato. Successivamente, dopo la costituzione del Regno delle Due Sicilie, il Palazzo diventa sede del Luogotenente generale.

Gli ultimi lavori di riadattamento, invece, che hanno determinato la configurazione attuale del palazzo sono stati ideati e realizzati dall'architetto Carlo Giachery che, nel 1850, venne incaricato di ingrandire e modificare l'immobile.

All'architetto fu chiesto di creare un collegamento verticale con l'ospedale di San Giacomo ed egli fece costruire un capolavoro: una scala, interamente a sbalzo, che si snoda concentricamente all'interno d'un alto tamburo su cui si imposta una cupola sferica. La cupola si conclude con un occhio circolare coperto da un lucernario in ferro e vetro; danneggiato dal terremoto del gennaio 1968, rimase abbandonato per circa un ventennio.

Nel 1993 sono stati realizzati i lavori di consolidamento delle fondazioni ed eseguiti saggi archeologici che hanno portato alla luce un pozzo risalente all'epoca medievale.

Dopo 32 anni, dunque, questo gioiello torna timidamente a piena vita, in attesa di essere fruibile pienamente a termine dei lavori.

«Dopo le visite a cantiere aperto riprenderemo i lavori, al termine dei quali l'edificio ospiterà al biblioteca ed emeroteca dell'Ars. Al piano terra si troveranno gli archivi compattati con la presenza di alcune teche che rahhiuderanno pillole della storia del palazzo; al primo piano ci saranno, sale di consultazione e saloni di rappresentanza. Al secondo piano, invece, gli uffici che saranno messi a disposizioni dei gruppi parlamentari».
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