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Un terribile demone si aggirava di notte per le vie di Catania: la leggenda del cavallo senza testa

La vicenda, risalente al diciottesimo secolo, nasconde sotterfugi e inganni orditi da uomini altolocati della città. Per molto tempo i catanesi stettero alla larga da certi luoghi

Livio Grasso
Archeologo
  • 13 agosto 2021

L'arco delle Benedettine a Catania

Lungo l'odierna via Crociferi di Catania ci si imbatte in una serie di chiese e monasteri che custodiscono segreti e misteri. Cuore pulsante del barocco locale ed anche patrimonio dell'Unesco questo angolo urbano è stato, secondo le fonti storiche, un importante centro di culto a partire dall’epoca greco romana. Percorrendo il vicolo, infatti, si possono ammirare quattro luoghi di culto: le chiese di San Benedetto, San Francesco Borgia, San Camillo, San Giuliano.

Gode, però, di particolare fama il cosiddetto arco delle Benedettine, posto accanto all’omonimo edificio religioso, e, soprattutto, ricordato per un fantomatico aneddoto che ha segnato profondamente l’immaginario collettivo del capoluogo etneo.

Si tratta della cosiddetta leggenda del cavallo senza testa, passato alla storia come un terribile demone che si aggirava di notte nel tratto della via dei Crociferi scalpitando rumorosamente sopra il basolato lavico.

La vicenda, risalente al diciottesimo secolo, nasconde sotterfugi e inganni orditi da uomini altolocati della città. Sappiamo che questo piccolo spicchio cittadino , nelle ore notturne, era spesso bazzicato da nobiluomini invischiati in congiure, intrighi amorosi e maneggi di potere.



Inoltre, essendo un luogo isolato e appartato, si apprestava abbastanza bene alla pianificazione di convegni segreti ed incontri furtivi. Ciononostante, la paura di essere adocchiati da passanti indiscreti creò il pretesto per inventare una terrificante fandonia che impaurisse i cittadini a tal punto da indurli a non frequentare più la zona , specialmente di notte.

Ben presto, dunque, circolarono voci su un cavallo indemoniato che, appunto, al calar della sera si aggirava lungo la stradina e calpestava senza pietà le sue vittime. In poco tempo la gente del posto cadde nel tranello e abboccò all’amo della menzogna, svignandosela a piè rapido dalla viuzza non appena faceva buio.

In tal maniera, i nobili erano nella condizione di poter proseguire indisturbati i propri affari senza correre il rischio di essere individuati e smascherati. La tradizione, però, riporta che un giovane popolano volle dimostrare a tutti di non provare alcuna paura del tanto temuto spirito maligno.

Dunque, desideroso di dar prova del suo coraggio, si prese beffa delle dicerie che circolavano in giro e sfidò la sorte.La narrazione prosegue rivelando che il giovane ragazzo fece una scommessa con un gruppo di amici, promettendo di recarsi nel cuore della notte in quel posto “infestato” e piantare un chiodo sotto l’arco del monastero.

Allo scoccare della mezzanotte, quindi, si diresse lì e munitosi di scala e martello conficcò il chiodo, ma, sbadatamente non si accorse di aver pure inchiodato un lembo del suo mantello. La vicenda si conclude riportando che, al momento di scendere dalla scala, avvertì un violento strattone verso il basso. Inoltre, si dice che la paura di essere stato afferrato dal cavallo senza testa gli abbia procurato un infarto mortale.

Nonostante avesse mantenuto la parola data ai suoi amici e vinto anche la scommessa, la tragica morte del popolano seminò il panico nella città e nessuno osò più passare da quella strada prima dell’alba. Per molto tempo i catanesi stettero alla larga da lì, sebbene, tuttora, saltano all’occhio altri buchi scavati nel muro dell’arco che, nel corso degli anni, è stato ulteriormente forato dai chiodi dei numerosi “avventurieri” passati sotto la struttura.

Il racconto esprime anche la vocazione storico-religiosa del luogo, in passato sede di una moltitudine di templi greci e romani che successivamente sono stati sommersi e devastati da colate laviche e violenti terremoti. L’attuale monastero di clausura delle monache benedettine e gli altri edifici religiosi, infatti, si ergono proprio sugli antichi complessi edilizi di epoca greca e romana.

Basti pensare, peresempio, alla chiesa di San Giuliano, edificata tra il 1738 e il 1760 da Vaccarini, che sorge sulle rovine del tempio di Castore e Polluce. Nella simbologia locale, non a caso, il cavallo rappresenta lo spirito vendicativo degli dei pagani a seguito della vittoria del cristianesimo.

Emblema diabolico dell'irrazionalità, dunque, incarnava la resistenza delle antiche divinità di fronte all’avvento inarrestabile della dottrina cristiana. Ad oggi l’arco delle Benedettine è divenuto uno dei poli di attrazion turistica più rilevanti di Catania, registrando un elevato numero di visite in tutte le ore della giornata. Come dicono molti studiosi, la leggenda si è profondamente radicata nella coscienza collettiva dei cittadini suscitando fino ai giorni nostri particolare fascino anche per i visitatori stranieri, attratti non solo dalla bellezza dei monumenti religiosi ma anche dal carisma misterioso dell’ episodio tramandato.
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