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Una morte violenta e quel tragico destino: Marinella Bragaglia, attrice dimenticata di Sicilia

Nata a Palma di Montechiaro, il 6 novembre 1882, debuttò al fianco dei genitori all’età di 5 anni e da lì la carriera spiccò il volo, tra teatri nazionali e internazionali

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 28 aprile 2021

L'attrice Marinella Bragaglia

A inizio ‘900 la Sicilia diede i natali ad un’attrice che segnò la storia del “teatro siciliano” ma che fu presto dimenticata.

Il suo nome era Marinella Bragaglia, nata a Palma di Montechiaro, il 6 novembre 1882, in una famiglia di attori, Giovanni Bragaglia, bolognese, e Giovannina Carrara, che proprio il Municipio del paese aveva allestito una tenda come abitazione.

Passata alla storia come colei che introdusse il dialetto siciliano in teatro, debuttò al fianco dei genitori all’età di 5 anni e da lì la carriera spiccò il volo fino alla sua prematura, e triste, fine.

«Senza di lei il teatro siciliano non sarebbe esistito» ebbe a dire Nino Martoglio, regista, sceneggiatore, scrittore e poeta italiano, che a lungo preparò il debutto ufficiale della lingua dell’Isola sulle tavole di un teatro (per quanto non arrivò mai ad assistere a questo battesimo ufficiale).

Marinella Bragaglia, dimostrando sin da subito grandi capacità da interprete, nei primi anni del ‘900 entrò a far parte, come prima attrice, della Compagnia del Teatro Machiavelli di Catania, insieme a Giovanni Grasso e ad altri attori.



Tutti insieme in una eccezionale interpretazione della “Cavalleria rusticana” di Giovanni Verga e de “I mafiusi de la Vicaria”, opera teatrale del 1863 scritta da Giuseppe Rizzotto e Gaspare Mosca, utilizzarono la lingua siciliana andando in scena al Teatro Argentina di Roma e contribuendo a rendere popolare, a livello nazionale, il teatro dialettale siciliano.

Questo evento ha pure una data definita: era il 30 novembre del 1902 e la compagnia si esibì davanti ad una cinquantina di persone, per una recita di beneficenza in favore degli alluvionati di Modica, organizzata dal comune capitolino.

Il successo fu immediato: la voce di questa novità - che convinse critici del settore e pubblico - corse veloce tra le vie della Capitale, tanto da ottenere pubblicazioni che parlavano della scoperta di una “compagnia dialettale”.

Il passo successivo portò la Compagnia ad andare in scena al teatro Metastasio, sempre a Roma, presso il quale, la sera del 19 dicembre, venne sancito il loro trionfo e soprattutto quello di Marinella, osannata dal pubblico in sala.

Un dato era certo: il teatro siciliano, tra attori e dialetto, aveva messo le radici oltre l’Isola e Marinella Bragaglia era entrata nella leggenda.

Nel 1903 la sorpresa che sconvolse tutti: la Bragaglia decide di lasciare clamorosamente la Compagnia - addirittura mentre erano in scena, a quanto si evince da alcune sue lettere “nauseata” dalla taccagneria, dalle gelosie professionali e dalle angherie del Grasso - per fuggire con l'attore Vittorio Marazzi-Diligenti, l’uomo che successivamente sposò, che le diede due figlie e che, fra poco vedremo il perché, segnò seppur involontariamente provocò la sua morte.

La carriera di Marinella Bragaglia prese il largo, nel verso senso della parola.

Si esibì nei palcoscenici dei maggiori teatri italiani e fece tournée all’estero, a Parigi, New York, Londra, Berlino, Mosca, San Pietroburgo, Buenos Aires e Rio de Janeiro.

Tra i suoi principali estimatori vi fu persino il poeta Gabriele D’annunzio che, vedendola recitare al Teatro Manzoni di Milano, interpretando la “Zolfara" di Giuseppe Giusti Sinopoli, la ribattezzò “la piccola Duse”.

Ma di sicuro colui che credette, da subito, in lei e che la stimò fino alla fine fu proprio Nino Martoglio che la scelse come protagonista di “Nica” (il cui quarto atto nessuno oserà affrontare per paura di confronti), da lui diretto e che la ricordò in un articolo scritto per celebrarne la figura come “vera e propria diletta figliuola”.

Venne ricordata anche come grande interprete dei personaggi di Jana e di Santuzza nella Cavalleria Rusticana.

La mattina del 19 luglio 1918 (alle sei e quindici per la precisione) la morte violenta la colpì.

Si trovava a largo di Pantelleria, sul piroscafo postale “Adria”, diretto in Tunisia, sul quale viaggiava insieme alla figlia, per andare a prendere i tre figlioletti che risiedevano a Mornaghia, vicino Tunisi, e per vendere il loro consistente podere.

Marinella, nata su un piroscafo, che transitava nel mare di Palma, 36 anni dopo nello stesso mare trovò la morte.

Il piroscafo venne colpito da un siluro austriaco e affondò; si salvarono, tuttavia, 20 persone di equipaggio e 46 passeggeri, ma tra questi non Marinella.

Venne data comunicazione ufficiale della “scomparizione in mare”, documento redatto dalla capitaneria di porto di Trapani, al municipio di Palma di Montechiaro per la trascrizione.

Qui però, nel suo paese natale, nessuno sapeva chi fosse Marinella Bragaglia.

Esiste oggi, grazie aFilippo Ferrara, scrittore e saggista di Palma di Montechiaro, una documentatissima e appassionata biografia sull'attrice, edita nel 2017 dal titolo: "Marinella Bragaglia stella del teatro, del mare e del vento".
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