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Una strada mille storie: segreti e bellezze di una Palermo (antica) che si affaccia sul mare

Era chiamato "Stradone del Molo" e nei secoli è stato il simbolo di una città che produceva e lavorava grazie al mare: i simboli che ne hanno fatto la storia

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 18 giugno 2020

«Il 19 Giugno 1567, il presidente, principe di Castelvetrano buttò la prima pietra al Molo, concluso per farsi dal signor don Garsia, con aversi prima detta una Messa cantata alla Consolazione; e la disse Don Federico Valdaura, canonico della Cattedrale di Palermo. E partendo adorno con le sacerdotali vesti, col clero e di tutti li conventi con infinite reliquie, fece onorata processione, cantando preci, e dicendo una orazione al luogo deputato, dove si gittò la pietra. E poi ne seguì l’opera tanto da’ palermitani desiderata». (Paruta e Palmerino, Diario)

L’anno precedente, il Consiglio Civico di Palermo aveva ordinato la costruzione del nuovo Molo. Il vecchio porto della Cala, infatti, era inadeguato all’attracco delle grandi navi da guerra e di quelle mercantili. Fu scelta questa area extra urbana perché la sua posizione era ottima per quanto concerneva i venti e le correnti. Sul luogo sorgeva la tonnara di San Giorgio, che prendeva il nome dalla chiesetta intitolata al Santo omonimo ed una torre detta “del Monaco”.



Il nuovo Molo, “…stimato un miracolo d’arte…”, fu collegato alla città da una arteria stradale che costeggiava il mare, oltrepassava per il Piano della Consolazione o dei Quattro Venti ed arrivava a Porta San Giorgio , odierna piazza Tredici Vittime, mentre dall’altro senso di marcia arrivava sino alla contrada marittima dell’Acquasanta.

Questo tracciato, denominato “Stradone del Molo”, in seguito via Cristoforo Colombo, oggi via dell’Arsenale, condizionò l’urbanizzazione di tutta la zona che gravitava attorno e comportò anche una nuova espansione della Città.

In realtà, già a partire dall’inizio del XVI secolo, erano stati costruiti sul luogo numerosi edifici oggi non più esistenti, tra essi ricordiamo la chiesa di Santa Maria della Consolazione, edificata nel 1513, e la chiesetta di Santa Lucia, consacrata nel 1208 e ricostruita nel 1593 dai Padri Francescani Riformati.

Nel 1570, il Presidente del Regno don Carlo d’Aragona creò un borgo che si sviluppò nei pressi della chiesetta di Santa Lucia ed assunse in nome di questa chiesa dove si insediarono pescatori e commercianti lombardi di vino ed olio che avevano molti magazzini di vino con alcune taverne.

Una delle prime costruzioni che sorsero lungo lo Stradone del Molo fu la chiesetta del “Molo nuovo”, realizzata nel 1569 in prossimità del braccio del nuovo approdo. In questo luogo, nel 1625, si insediarono i Padri Mercedari Scalzi.

Al fine di proteggere il Nuovo Molo, nel 1592 furono realizzati alla sua estremità il “fortino della Lanterna”, oggi non più esistente e agli inizi del secolo successivo il forte denominato “Castelluccio”, che inglobò l’antica tonnara, la chiesetta di San Giorgio ed i resti di una piccola fortezza quadrata eretta intorno al 1539, che si trovava vicino la tonnara. Si costruirono, inoltre, numerosi magazzini per la conservazione delle merci e taverne per i marinai.

Il 24 Gennaio 1621, domenica ” Si buttò la prima pietra al Molo per la fabbrica dell’archi di Tarzanà (Arsenale) buttata per la Viceregina e benedetta per il sopradetto Arcivescovo Cardinale Doria”. Il Regio edificio dell'Arsenale, era la grande officina dove fabbricare navi. Precedentemente l'arsenale della città sorgeva nell'edificio posto nella odierna Piazza Fonderia, costruito nel 1601 proprio come Arsenale per le Regie Galere, ormeggiate sul fondo del porto della Cala.

Dopo poco tempo, in seguito all'espansione del porto di Palermo, con la costruzione del nuovo Molo più a nord, si decise di spostare anche l'arsenale in un luogo più conveniente e spazioso, lasciando al vecchio edificio il ruolo di fonderia per le artiglierie. La costruzione di unità da guerra della Real Marina continuò fino circa al 1770, quando per l'introduzione di tipologie navali più moderne che fu più possibile costruirne.

L'edificio mantenne la sua funzione cantieristica fino al 1797, anno in cui fu costruita e varata l'ultima nave mercantile a remi (l'Archimede del mercante Sommariva). Durante questo periodo continuò comunque regolare la costruzione di barche cannoniere. Nei primi anni dell'Ottocento i locali dell'arsenale furono adibiti a luogo di detenzione. Dopo l'Unità d'Italia fu utilizzato per poco tempo come ufficio postale e caserma della Guardia di Finanza.

Nel 1943, fu seriamente danneggiato dai bombardamenti, perse tutta la parte retrostante insieme alla piccola chiesetta attigua di Santa Maria. Dopo i lavori di restauro eseguiti dalla Soprintendenza l'edificio fu adibito nel 1999 a spazio museale, e affidato in gestione ai membri del "Comitato pro Arsenale Borbonico".

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