Spampinato premiata ai David (e a Cannes): "Gioia mia non voleva produrlo nessuno"
L'intervista alla regista tra le vincitrici insieme a Rori Quattrocchi. Entrambe palermitane, sono piccoli "casi" di un cinema che forse sta cambiando direzione
Margherita Spampinato e Rori Quattrocchi ai David di Donatello
"Gioia mia", che racconta dell’incontro fra l’anziana (anzi la "vecchia", come preferisce dire Rori Quattrocchi, perché paura dei vari «tempi della vita» non bisogna averne mai) Gela e il piccolo Nico (interpretato da Marco Fiore), è il film che le ha fatte incontrare per la prima volta. Con la sua trama lineare, interamente incentrata sui personaggi principali e sul loro non dichiarato bisogno reciproco dell’altro, l’opera prima ha incontrato il favore del pubblico e della critica proiettando i riflettori su Margherita Spampinato, classe ’79, esordiente in un lungometraggio dopo anni passati sui set come segretaria di edizione o direttrice del casting.
«Quando si partecipa a una competizione – dice la regista – è chiaro che si spera di vincerla, ma mi sembrava molto difficile che potesse accadere con i David di Donatello. È vero che adesso siamo arrivati a quaranta premi (fra cui il David, appunto, e il premio speciale della giuria Ciné+ al Locarno Film Festival, ndr.) ma all’inizio "Gioia mia" non voleva produrlo nessuno.
Il budget che avevamo era molto contenuto, è stato tutto così difficile che tutta quest’altra parte adesso sembra facilissima. M'ero già consolata con l’idea del premio Kering, che sapevo che mi avrebbero dato poco dopo a Cannes (al fianco di Demi Moore, Chloé Zaho, protagonista della scorsa stagione agli Academy Awards per “Hamnet”, e Julianne Moore, ndr.).
Ne sono felicissima, naturalmente. Ma il premio ancora più bello è quello dato ad Aurora, quello è un grande segnale in Italia rispetto al fatto che si possono raccontare delle storie che parlano di donne anziane, perché ce ne sono veramente poche. Il suo non è un premio alla carriera, attenzione, è un premio che le hanno assegnato per un film che ha fatto.
Le donne più anziane vanno raccontate, sono personaggi complessi. Non esistono solamente gli uomini anziani. Per le donne, ogni volta, sembra che invecchiare sia quasi una colpa. Non vengono raccontate o vengono raccontate solo in una carta maniera, molto semplicistica. Io penso che lei abbia vinto anche perché c’è bisogno di un nuovo immaginario rispetto alle figure femminili. Non possiamo avere soltanto storie di ragazze giovani, forti e belle. È un immaginario un po’ riduttivo per le donne».
Margherita Spampinato a Palermo c’è nata. Poi suo padre – all’epoca giornalista per il quotidiano "L’Ora" – s’è trasferito a Roma e lei, che di anni ne aveva appena due, lo ha seguito insieme al resto della famiglia. «Però – racconta la regista – durante tutta l’infanzia, sino ai 13 anni, in estate raggiungevo delle cugine di mia nonna a Catania. Quelle estati, in parte, sono raccontate nel film e in parte sono reinventate. Mi piaceva l’idea di calare un bambino in questo mondo tutto al femminile, anziché una bambina, e fargli completare la sua formazione dove non penserebbe mai di poterlo fare. Io ho un figlio maschio, tra l’altro, quindi ho provato a immaginarlo nel contesto in cui calo Nico».
Prima di Gela (il personaggio interpretato da Rori Quattrocchi), prima di “Gioia mia” e del suo trionfo ai David, la Spampinato aveva girato altri due cortometraggi che in qualche modo facevano da preludio ai temi raccontati nel suo esordio: «Il primo corto in assoluto è stato “Tommasina”, poi è arrivato "Segreti".
Entrambi hanno girato in tantissimi festival. "Tommasina" è la storia di una signora anziana, mentre "Segreti” è una storia in cui sono i bambini i protagonisti. In entrambi i lavori c’è molta autobiografia, molta dell’ispirazione arriva dalla mia vita reale, e “Gioia mia” per certi versi è l’unione fra queste due opere».
Così come il lungo d’esordio è l’unione di tutte le esperienze che la Spampinato ha collezionato sui set da quando di anni ne aveva ventiquattro: «A vent’anni ho imparato a lavorare come segretaria di edizione sul set di “Buongiorno, notte” di Marco Bellocchio – dice la regista – per poi fare lo stesso in “Musikanten” di Franco Battiato e quindi diventare direttrice dei casting».
Adesso la Spampinato sta scrivendo un nuovo film, che dovrebbe arrivare in sala nell’estate del 2028. Stavolta, il set si sposterà da Trapani – la città in cui è stato interamente girato "Gioia mia" – a Roma. Non si sa molto sul nuovo lavoro, se non che a produrlo sarà Fandango e che la storia – un racconto di formazione – è incentrata su un gruppo di liceali romani che ne combinano una grossa. «Nasce tutto da un innamoramento forte per una prima suggestione, che piano piano sviluppo anche pensando a tutte le cose che non mi piacciono e che vorrei cambiare attraverso il cinema. Per adesso non posso dire nient’altro».
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