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A Monreale vive e lavora un "soffiatore" del vetro: ultimo custode di un'arte alchemica

Giorgio Comandè da quarant'anni è un soffiatore di professione che, tra un oggetto e l'altro, produce strumenti in vetro richiesti in tutto il mondo per le ricerche scientifiche

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 2 ottobre 2020

Giorgio Comandè durante un laboratorio all'aperto

«Mi scusi ci possiamo risentire tra cinque minuti? Ho un pezzo caldo tra le mani che non posso lasciare».

Ci ha risposto cosi Giorgio Comandè, l'ultimo "soffiatore" di Sicilia, e forse di tutto il Meridione, che vive e lavora ancora, a dispetto dei suoi settant'anni portati benissimo, a Monreale.

Sapendo di cosa si occupa, dopo avere abbozzato un sorriso, lo abbiamo richiamato dopo cinque minuti ed eccolo pronto a raccontarci la sua vita e la sua grande passione che, abbiamo scoperto, non essere solo la lavorazione del vetro.

«Quando si vive facendo quello che ci rende felici, in un un luogo immerso nella natura, mangiando quello che coltivi tu stesso non si può non essere felici - ci ha detto Comandè tra una lavorazione e l'altra di oggetti in vetro - questa è la mia formula per vivere traquillo».

I suoi manufatti vengono richiesti da tutto il mondo - da Madrid a Tenerife ma anche oltre oceano negli Stati Uniti, nelle Antille non esculdendo gli Emirati Arabi - perchè come ci ha raccontanto le fabbriche non producono più tutti quegli strumenti, di vetro appunto, necessari per la ricerca scientifica che non possono essere prodotti in serie.



«Volutamente non ho mai fatto pubblicità al mio lavoro, non ne ho mai avuto bisogno perché è lui stesso che parla per me, il mio nome gira di bocca in bocca perchè sono fra gli ultimi rimasti a fare questo lavoro delicatissimo ma bellissimo, che non è difficile da imparare ma richiede la capacità, ad un certo punto, di governare la materia prima e spesso i giovani si arrendono davanti a questo scoglio».

Da oltre quarant'anni il vetro prende forma tra le mani di Comandè.

«Tra calci, pugni e 'tumpuluni' sono risucito ad infilarmi ed essere assunto come tecnico esecutivo all'Università, nell'attuale Facoltà di Ingegneria Chimica, e mentre ero lì andai a fare uno stage in una ditta dove avrei dovuto rimanere un mese e dove alla fine rimasi tre anni. È così che imparai il mestiere di soffiatore, osservando ogni giorno i gesti e le mani di questa persona che avrebbe dovuto insegnarmi e che era molto geloso del suo sapere: gli ho rubato il mestiere guardando».

Prima di riuscire a manipolare il vetro scientifico però, la pratica ha avuto bisogno di passare attraverso la realizzazione dell'oggettistica da regalo e tutt'ora, come ci ha raccontato ridendo, Comandè "ci gioca ancora".

La passione per il vetro negli anni si fonde - perdonate il gioco di parole - con quella per la fotografia: «Per sfuggire alla vita caotica di Palermo mi rifuggiavo con la mia macchina fotografica a Scopello e un giorno, inspettatamente, mi ritrovai a fotografare quasi tutte le fasi della mattanza. Anni dopo mi chiesero proprio questi scatti, in bianco e nero, per una mostra e ancora oggi sono custoditi alla storica tonnara di Scopello insieme agli scatti a colori di Alfredo Buttitta».

Una vita nell'arte e nell'artigianato: con la sorella, sarta di professione, aprirono anni fa in via Pietro Novelli a Palermo un laboratorio artigianale, oggi Palazzo Parisi, chiuso dopo qualche anno.

«Così ci siamo fatti conoscere in tutta la città anche grazie ai laboratori istantanei, gratuiti, che facevamo sempre soprattutto nei periodi di festa; per Natale infatti facevo soffiare i bambini, facendogli realizzare la loro pallina per l'albero che poi gli regalavo sempre. Non avrei mai potuto vendere il soffio dei bambini ad altre persone».

Il laboratorio sognato da tutta la vita si trova, già da qualche tempo, a Monreale dove produce pezzi scientifici quali reattori o distillatori per i vulcanologi soprattutto, nencessari per le analisi isotopiche, per le quali, ci ha detto, "abbiamo anche ideato linee nuove di produzione".

Il futuro di questo mestiere, il soffiatore, che conserva la sacralità dell'immagine archetipica della creazione umana, è molto incerta, come ci ha detto Comandè.

«Ho insegnato a mia figlia e ad altri giovani, che adesso lavorano in Europa, questo mestiere va a finire, la società è globalizzata per cui oggi sarebbe necessario uno staff composto da diverse figure professionali per mettere su una produzione efficiente e non sarebbe moltro produttivo in termini economici - spiega -. Ho creato, perciò, un'associazione culturale, Casa Florian, con l'obiettivo di fare delle dimostrazioni artistiche che mostrino le varie fasi di questo mestiere entusiasmante, nella speranza di incuriosire e fare avvicinare nuovi appassionati e che questo mestiere non scompaia».
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