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Agrigento patria del gelato: dal commercio della neve al gelataio Michele (e le sue mogli)

Nei secoli passati potevano permettersi questa delizia solo le famiglie nobili agrigentine. Il gelato viene anche ricordato dal compianto scrittore Andrea Camilleri in un suo celebre racconto

Elio Di Bella
Docente e giornalista
  • 24 agosto 2021

Un' immagine storica di neviere siciliane

«Arrivava un carrettino a forma di mezza barca, spinto a mano con dentro due pozzetti di gelati» e il gelataio Michele gridava «venite a prendervi il gelato da Michele perchè Michele deve mantenere due mogli».

Un ricordo del compianto scrittore agrigentino Andrea Camilleri, che possiamo leggere nel racconto “I duellanti”, ma che una volta tanto non ha al centro il commissario Montalbano, quanto piuttosto sentimenti e situazioni che hanno a che fare con il gelato e con i gelatai.

Parlandoci della sua Sicilia romantica fatta di profumi, colori e gusti, Camilleri non poteva non dedicare un racconto al gelato… e la Sicilia ha ricambiato. Qua e là infatti i gelatai siciliani hanno pensato ad un gelato che ci ricordi Andrea Camilleri.

“Un Fiordipanna profumato al Mandarino Tardivo di Ciaculli e arricchito con le granelle di Pistacchio di Bronte, Mandorle di Avola e Cioccolato di Modica non può che chiamarsi con uno dei nomi dei figli più beddi della Sicilia, CAMILLERI”, ti spiegano a in una gelateria di Marzamemi (SR) che propone questa delizia. Ma non è l’unica.



Lo scrittore Camilleri ha conosciuto i gelati e i gelatai soprattutto nella sua terra e in particolare a Porto Empedocle e ad Agrigento.

È tempo di gelato da sempre, infatti, ad Agrigento, e senza alcuna difficoltà di trovare un locale vicino casa dove apprezzare tantissime qualità. Ma nei secoli passati potevano permettersi tale delizia solo le famiglie nobili agrigentine e i ricchi prelati.

Per mezzo della neve, mescolata al sale, si affermò, anche nella Città dei Templi, l'arte del sorbetto, della granita e del gelato, invenzioni tutte siciliane.

Gustosi sorbetti venivano confezionati da abili cuochi e rinfrescavano il palato durante le afose estati sicule. I sorbetti venivano offerti nel vescovado agrigentino ai visitatori illustri, come leggiamo del diario di viaggio Lord Byron, in visita ad Agrigento il 30 agosto del 1809. Il viaggiatore inglese rimase entusiasta per il gradito assaggio.

Occorreva comunque aspettare che arrivasse la neve da Cammarata per preparare un sorbetto nelle case di quegli agrigentini. L’annuncio dell’arrivo della neve dai nevieri agrigentini veniva dato a suon di tamburo per le strade dai banditori. Agrigento, infatti, era una piazza importante per la vendita della neve che serviva a conservare meglio gli alimenti e non solo per preparare sorbetti e bevande durante l’estate.

La neve è stata sempre molto desiderata dagli agrigentini che costruirono una chiesetta consacrata alla Madonna della Neve, di cui ancora si conserva la memoria nella toponomastica locale (via Neve). Infatti era molto diffusa l'usanza d'invocare la protezione divina sulle neviere.

Centri montani della provincia di Agrigento costituivano nei secoli passati l'area di maggiore intensità per la raccolta e la conservazione della neve. Il prodotto veniva prelevato ed immagazzinato nelle “neviere” (depositi) per essere venduto nelle località siciliane. Veniva trasportato da abili mulattieri e carrettieri lungo le trazzere che portavano alle botteghe del ghiaccio.

Ricchi di siti nivali erano i monti dell’Agrigentino, tra cui spiccava il Cammarata (1578 m.), zeppo di grotte e anfratti per la raccolta e conservazione della neve che in piena estate era commercializzata nei centri marinari di Sciacca e di Girgenti. Nelle alture di Caltabellotta esistevano alcune neviere che rifornivano i centri di Ribera, Villafranca, Sant’Anna, Burgio, Lucca e Cattolica.

Nel 1831 vigeva un accordo tra alcuni appaltatori di Sambuca, che rifornivano le botteghe di Sambuca, Montevago, S. Margherita, Menfi e un gruppo di Sciacca con cui si dividevano il mercato cittadino, alternandosi ogni quindici giorni e coprendo eventuali carenze di consegna reciprocamente e di buon accordo.

Tra gli atti dell’archivio di Stato di Agrigento si evincono notizie sul commercio della neve nei vari paesi dell’agrigentino. Alcune delibere riguardavano l’approvazione dell’affitto del commercio della neve da parte degli organi amministrativi locali, come i giurati nel medioevo e gli intendenti nell’epoca borbonica.

Tali delibere stabilivano che una parte dei proventi fossero destinati alla copertura di spese dei Comuni che nel proprio territorio producevano la neve. Nel Seicento in particolare l’appalto della neve subì una riforma, imponendo lo jus esigendi (il diritto di riscossione) per ciascuna salma (una salma=275 litri) di neve. Una tassa da far pagare a quanti vendevano la neve.

Per la costruzione del Molo di Girgenti, venne imposto dal Re, con decreto 1 novembre 1788, un dazio sulla neve a beneficio della nuova opera. Nella seconda metà del ‘700 la vendita della neve registrò anche ad Agrigento una crescita soprattutto perché se ne scoprirono i vantaggi per uso medico. Il commercio della neve, in questo caso, era sottoposto ad un regime di monopolio attraverso l’assegnazione di una privativa a colui che si impegnava a vendere la neve al prezzo più basso. L’azione benefica si vedeva nella “cura del freddo” praticata nei casi di emorragia e febbre alta.

L’annuario di statistica industriale del 1896 attesta che “esiste una fabbrica di ghiaccio a Girgenti, la quale dispone di una caldaia a vapore di 12 cavalli e di un motore a vapore di quattro cavalli. Occupa per circa cinque mesi dell'anno 6 operai maschi adulti. Il prodotto si vende a Girgenti e a Porto Empedocle. Un'altra fabbrica di ghiaccio esiste a Sciacca, della ditta Kitt, la quale occupa per 180 giorni dell'anno 3 operai maschi adulti. Dispone di un motore a vapore della forza di 100 cavalli”.

Gran parte delle antiche attività legate alla produzione del ghiaccio scomparvero infatti già alla fine dell’Ottocento quando incominciarono a diffondersi fabbriche che producevano ghiaccio artificiale.

Oggi un Museo del Gelato, a Cammarata (AG) racconta l'industria della Neve di San Giovanni Gemini e Cammarata qui scopri che il gelato a pezzo è nato in questi due comuni siciliani.

Intere famiglie di gelatieri tra 1'800 e il '900 hanno praticato quest'arte in provincia di Agrigento, inventando il cono chiamato 'u bicchirinu'. Nel museo si può ammirare una ricca che collezione comprende licenze di vendita ambulante rilasciate a gelatieri e venditori di neve nati tra 1'800 e il '900; attrezzi da lavoro, foto rarissime del mestiere dei nevaioli.

Molteplici i laboratori tematici: di Botanica, sulla lingua dei Nevaioli e dei Gelatai, sui distillati e il mondo delle spezie; sulla scienza dell'alimentazione e sui dolci e le bevande nei Monasteri e nelle Aromaterie.

Un museo che mancava in un territorio che da molti secoli sa trasformare gli ingredienti della natura in qualcosa di buono e goloso.
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