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Ama la Tunisia come la sua Trapani: così fonda (a Manouba) la prima cattedra di Lingua Siciliana

Il professore Alfonso Campisi, che vive a Tunisi da 25 anni, nel 2016 ha fondato la "Cattedra Sicilia per il dialogo di culture e civiltà" presso l'università La Manouba, intitolata a Vincenzo Consolo

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 11 maggio 2021

Il professore Alfonso Campisi

Da qualche tempo si parla di introdurre la lingua siciliana - perché tale è stata riconosciuta a livello internazionale - nei licei regionali ma il progetto, al momento, sembra essersi arenato così come, anche nell’ambito universitario, locale, tale lingua non ha ancora raggiunto il giusto riconoscimento.

Se è vero, come testimoniano tanti fatti di cronaca, è sempre per amore di un siciliano che, però, le cose si realizzano, troppo spesso, fuori dalla stessa Isola.

Rientra in queste "particolari circostanze" anche la fondazione della prima cattedra di Lingua Siciliana che è stata istituita a Tunisi, nel 2016, per volontà del professore Alfonso Campisi, originario di Trapani.

Nella fattispecie si chiama "Cattedra Sicilia per il dialogo di culture e civiltà", intitolata allo scrittore messinese Vincenzo Consolo, ed è attiva all'università La Manouba.

Lo scopo che si prefigge è nutrire il dialogo interculturale tra le due sponde, siciliana e tunisina, volontà che proprio Campisi porta avanti da circa 25 anni.



Emigrazione e dialogo, dunque, sono i due perni che, da sempre, hanno caratterizzato il rapporto, antico, tra Sicilia e Tunisia, fatto non solo di ondate migratorie, in entrambi i sensi, ma soprattutto di scambi culturali.

Questo patrimonio antropologico e sociale è al centro delle attività del professore Campisi, da decenni, attraverso convegni, conferenze, pubblicazioni, incontri che hanno portato alla costituzione della Cattedra.

Tutto comincia, come sempre, apparentemente per caso: dopo alcuni anni a Parigi, un mancato contratto per Miami lo porta a Tunisi, per un progetto della durata di due anni (prorogabili fino ad un certo punto).

A Tunisi, Campisi sente l'aria di casa, della sua Trapani, tra odori, reminiscenze di parole e modi di fare che, più di ogni altra testimonianza, hanno sempre dato la misura di questo stretto legame tra Sicilia e Nord Africa.

Pur di rimanere in Tunisia, Campisi cambia pure Ministero dell'università e della ricerca e da, allora, il "suo paese" - ci dice con una punta di orgoglio - è quello.

È lui stesso a sperimentare la dimensione di essere un "siciliano a Tunisi", in un miscuglio di culture inscindibile.

La "Cattedra Sicilia per il dialogo di culture e civiltà” - di cui Campisi è presidente - muove i primi passi nel 2014, quando lo stesso professore scopre che a Philadelphia c'è un corso di lingua siciliana (allora non ancora istituzionalizzato) e nessuna cattedra ufficiale nell'intero bacino del Mediterraneo.

«Dopo anni di attività era diventato un obiettivo da raggiungere in qualunque modo - ci ha detto Campisi - Ho inviato delle lettere e delle richieste di incontro all'Assessorato dei Beni Culturali non perché volessi un sostegno economico o altro, se non l'appoggio istituzionale e formale che, ovviamente, avrebbe dovuto coinvolgere la Sicilia. Non ricevetti nessuna risposta e, due anni dopo, nel 2016, decisi di fare da solo.

Devo dire che qui, in Tunisia, la mia proposta è stata da subito ben accolta e sono stato messo nelle condizioni di realizzare in breve tempo tutto. In pochi mesi la Cattedra è diventata realtà e da allora lavoriamo ininterrottamente».

In particolare le materie della cultura siciliana vengono insegnate agli alunni del 4° e 5° anno del percorso universitario (che corrisponderebbe al periodo successivo della nostra laurea triennale).

«Insegniamo la lingua siciliana, certamente, ma anche la storia delle migrazioni, soprattutto quella che avvenne tra il XIX e il XX secolo, e poi antropologia e cultura a 360 gradi che attinga dalla Sicilia».

La risposta degli studenti è sorprendente: «Il 95% degli studenti che giungono al master sceglie di frequentare questo corso, al momento circa 60 studenti frequentano.

L'ultimo traguardo, in ordine di tempo, raggiunto è stato l'introduzione del libro di testo "Imparamu u sicilianu", testo adottato dalla Facoltà che ho realizzato in collaborazione con un collega di New York.

Mi piacerebbe, ovviamente, avere un'interlocuzione con la Sicilia che permetterebbe l’arricchimento di questo progetto e la realizzazione di un ponte interculturale ancora più solido ed efficace».
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