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Amata nel mondo, a Salina è dimenticata: che fine ha fatto la casa de "Il postino"

Un piccolo bar vicino, ogni giorno proietta questo film premio Oscar, pieno di poesia. Abbiamo intervistato il vicesindaco di Malfa e il proprietario. La storia

Tancredi Bua
Giornalista
  • 29 agosto 2025

La casa de "Il Postino" a Salina

Chiunque arrivi sull’isola di Salina sa che c’è un luogo pieno di poesia e di bellezza, in cui la natura ispira tutti e cinque i sensi. Sai che c’è, ma non sai dov’è.

È la cosiddetta casa del Postino, l’abitazione di contrada Punta, in tipico stile eoliano, dalla facciata rosata, immersa nel verde, che guarda il mare di Pollara e protegge, discreta, l’antico borgo dove i pescatori tenevano le loro barche, i pesci a salare e le scorte di malvasia.

Nello storico film con Massimo Troisi, Il postino, candidato a cinque premi Oscar e vincitore della statuetta per la miglior colonna sonora, la villetta – che nella realtà appartiene all’artista Giuseppe Cafarella – diventò il rifugio del poeta Pablo Neruda, interpretato da Philippe Noiret.

È qui che avviene la maggior parte degli incontri, incluso il primo, fatale scambio di battute, fra il postino Ruoppolo e quello che sarà il suo mentore sulla poesia, le metafore, la vita.

I turisti che riescono a trovare questo luogo sono quei fortunati che, avendo visto la pellicola ed essendo arrivati sull’isola con l’idea di viverlo, lo cercano su Google Maps, e s’imbattono nelle coordinate per «Casa di Neruda nel film "Il Postino"», possibilmente desistendo dalla visita all’apparire della fascetta rossa che recita «Permanently closed», chiusa permanentemente.

Un'altra opzione, se non si dovesse riuscire a beccare la strada giusta, è un piccolo bar di Pollara che ogni giorno, immancabilmente alle 18.00, lo proietta.

Chi non s’arrende, e sulla strada per gli insediamenti dei pescatori di Pollara riesce a trovare l’ingresso per la casa, dovrà però fare i conti con altre due possibilità: la prima, che il cancello d’ingresso alla villetta sia chiuso, la seconda, che di fatto, entrando nel vialetto, in linea anche solo teorica, si viola la proprietà privata.

E il risultato è che ad oggi la «casa del Postino», tanto amata in tutto il mondo, entrata di merito nella Carta regionale dei luoghi dell’identità e della memoria della Regione Siciliana, non è visitabile, di certo non in via ufficiale, e soprattutto non è valorizzata come dovrebbe, essendo un bene – al contempo materiale e immateriale – che i turisti e gli appassionati di cinema di tutto il mondo vorrebbero avere la possibilità di conoscere di persona.

Negli anni, la casa è stata al centro di diversi contenziosi, che si sono risolti definitivamente lo scorso aprile con la decisione del consiglio di giustizia amministrativa, secondo cui la villetta non solo non è abusiva, ma, qualora servisse l’ennesima conferma, rappresenta un luogo di notevole interesse artistico e paesaggistico.

Da una parte, le amministrazioni di Malfa, il Comune cui appartiene la frazione di Pollara, negli anni non sono riuscite a trovare un accordo con il proprietario dell’immobile. Dall’altra, il proprietario, Giuseppe Cafarella, «contrario a tutte le speculazioni», sostiene che la casa debba avere «una gestione pubblica».

«È il primo caso al mondo – racconta – in cui in questo ambito le cose vanno al contrario. Normalmente è la Soprintendenza per i beni culturali a chiedere un vincolo su un luogo d’interesse, e il proprietario a rifiutarsi, perché il vincolo porrebbe dei limiti non sempre convenienti. Qui la situazione è opposta, io chiedo il vincolo alla Soprintendenza, ma ancora non s’è mosso nulla. Con le amministrazioni ho trovato sempre un muro di gomma».

Con la vittoria dell’ultimo ricorso, le cose potrebbero iniziare a cambiare perché l’iter per il riconoscimento del regime di tutela del bene «dovrebbe andare avanti automaticamente», dice Cafarella.

Ma non c’è niente di sicuro. Della casa il suo proprietario s’innamorò a nove anni, quando la visitava per raccogliere le olive insieme alla famiglia. Già allora, «volevo vivere con tanta natura attorno, e davanti, immaginai di poterla ristrutturare io stesso».

Nel terreno antistante il portico eoliano non c’erano piante, non gli Hibiscus, né gli oleandri, solo alberi d’ulivo. Gli alberi sarebbero arrivati dopo, con la piantumazione del boschetto che oggi dona una frescura naturale a chi riesce a visitare la casa.

La produzione de Il postino contattò Cafarella sentendo che la casa era quella perfetta per il personaggio di Pablo Neruda. Lui, inizialmente, aveva paura di perdere la serenità che per tanti anni aveva avvolto il luogo, e accettò solamente quando i produttori gli spiegarono che nel film la casa sarebbe diventata «un luogo di poesia».

A quel punto, da artista e poeta egli stesso, non poté tirarsi indietro. «Massimo Troisi – dice Cafarella – si complimentò con me, per lui era una casa bellissima, volle che un quadro dei miei apparisse in una scena che si svolge all’interno della villetta».

Il desiderio di Giuseppe Cafarella è che in futuro la casa resti com’è apparsa nel film, che tutto resti integro, che il luogo venga difeso da tutti quanti vorranno, invece, specularci su.

«Nel romanzo Il mistero del postino, oltre quindici anni fa – racconta il proprietario del bene – , scrissi che i personaggi a un tratto svaniscono, e tra le cose che restano sull’isola, accanto a un uomo svanito con una bicicletta che richiama quella usata da Troisi nel film, c’è un piatto di spaghetti fumante con un cartellino su cui è scritto "Spaghetti del Postino, euro 80".

È un modo di dire, con l’ironia della narrativa, che c’è chi vorrebbe trasformare questo posto in un ricettacolo per il turismo balordo. A me questo non interessa, mi interessa una gestione pubblica del bene, e la sua massima tutela».

Al Comune di Malfa, il vicesindaco, Giuseppe Siracusano, dice che «la volontà del sindaco, Clara Rametta (scomparsa proprio negli scorsi giorni, ndR.), era quella di valorizzare l’immobile».

Trattandosi di un bene privato, «qualsiasi tipo di iniziativa dev’essere concordata con il proprietario, sino a quel momento non è possibile fare nulla. Dal mio punto di vista sarebbe bello realizzarci un museo», un indirizzo che sarebbe condiviso dal proprietario.

«A me non piace essere considerato "il proprietario della casa del Postino" – dice Cafarella – e non dico mai di esserlo. Quando vado in Francia, o in Svizzera, dove vive la mia compagna, e l’argomento esce per caso, mi accorgo però che tutti conoscono perfettamente quel luogo, e i giornalisti iniziano a rincorrermi chiedendomene notizie. In Italia questo non succede. Perché?».
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