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Attrice ma anche cantautrice (siciliana): l'invito dei Volosumarte a riconoscere l'amore sano

"Schiavi del sesso" è l'ultimo brano dei Volosumarte, il duo composto dalla siciliana Martina Catalfamo (attrice e cantautrice) e da Francesco Santalucia (pianista e compositore pugliese)

Balarm
La redazione
  • 25 novembre 2020

Un urlo di libertà contro una società che ha strumentalizzato il corpo della donna. Un invito a riconoscere l’amore sano, in quanto sentimento totale che ti rende libero.

"Schiavi del sesso" è l'ultimo brano di Martina Catalfamo e Francesco Santalucia (pianista e compositore pugliese), alias i Volosumarte che nel febbraio 2020 avevano raccontato in un altro singolo il punto di vista di una donna che si trova ad affrontare il mondo e la quotidianità lontana da casa.

Martina è una giovane 26enne siciliana, originaria della provincia di Messina che ormai da alcuni anni vive e lavora a Roma dove ha studiato anche recitazione. Un volto ad alcuni probabilmente già noto perché nel piccolo schermo ha interpretato il personaggio di Vincenzina Marchese nella seconda serie de "La Mafia uccide solo d’estate" andata in onda in televisione.

Attrice ma anche cantautrice e cantante che ha scelto il 25 novembre - Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne - per pubblicare il suo ultimo lavoro.



Al centro di "Schiavi del sesso" c'è la strumentalizzazione del corpo della donna nella società capitalistica ed i fenomeni di #slutshaming e #bodyshaming che ne derivano. A ciò si aggiunge la depressione in cui stanno cadendo molte donne nel vedere la propria immagine lontana dalla irrealtà di un filtro di Instagram.

«Paragono la società in cui ci troviamo ad un girone dantesco - ha scritto Martina sui social - in cui i bambini vengono messi a bada con dei videogiochi ed il rapporto di coppia è un evento insano in cui a mancare prima di tutto è il rispetto dell’altro; un mondo in cui il sesso è uno strumento utilizzato per ottenere più vendite, più likes, più followers;una “terra desolata” in cui non c’è più spazio per i sentimenti, se non per quelli di aggressività e odio a cui siamo abituati».

«Il linguaggio grottesco utilizzato nel film vuole risvegliare in ogni spettatore una situazione già vista o vissuta nella vita reale quasi per dare voce a chi non ha ancora il coraggio di denunciare», aggiunge.
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