Francesco Mandelli è morto (ma solo in un film): ce lo racconta Roberto Lipari
La storia di “Cena di classe” parte dalla morte del suo personaggio, al cui funerale si presentano gli ex compagni di classe. Ne verrà fuori un bilancio di quello che è stato
Roberto Lipari
Chi è nato tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta appartiene alla «generazione dell’illusione», quella che ha guardato i propri genitori pensando che la vita sarebbe stata semplice come la loro e davanti alle incertezze sorte crescendo s’è resa conto, invece, d’aver creduto in un miraggio.
A dirlo è Roberto Lipari, il comico palermitano che da giovedì 26 marzo ritorna in sala con “Cena di classe”, il nuovo film di Francesco Mandelli, di cui è fra i protagonisti e fra gli sceneggiatori (insieme a lui lo firmano Andrea Pisani, Tiziana Martini e Ignazio Rosato). Al suo fianco, nel cast, Annandrea Vitrano (originaria di Misilmeri, sino a un paio d’anni fa metà del duo comico I Soldi Spicci), Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito, Nicola Nocella, Andrea Pisani, Francesco Mandelli, Francesco Russo, Giulia Vecchio e la partecipazione di Ninni Bruschetta. «Non è un luogo comune – chiarisce Roberto Lipari, che proprio partendo dai luoghi comuni aveva aperto il suo esordio sul grande schermo, “Tuttapposto” – che la generazione dei boomer avesse molte più probabilità rispetto a quella dei trentenni di oggi. Il problema è proprio l’illusione. La gente della mia generazione ha visto i boomer, cioè i genitori, e ha pensato che il mondo funzionasse come le loro vite, che a trent’anni uno potesse avere già una casa, la macchina, due figli e magari l’acconto per la villetta in campagna.
Poi hanno messo la testa fuori, e si sono resi conto che non era così, prendendosi un grande schiaffo. Per i boomer non è stato così, la generazione fra i cinquanta e i settant’anni ha visto come viveva la generazione dei propri genitori e s’è ritrovata a vivere meglio. Noi millennial invece partiamo con la retromarcia. Da un lato questo è un problema, dall’altro fa venire fuori opportunità. È un po’ come in Sicilia, è una terra difficile, mancano i trasporti, le autostrade fanno pena, c’è la sanità allo sfascio, però quante belle menti partorisce?».
La storia di “Cena di classe” parte dalla morte del personaggio interpretato da Francesco Mandelli, al cui funerale si presentano gli ex compagni di classe. Ne verrà fuori un bilancio di quello che è stato tolto e quanto è rimasto ancora fra le mani dei trenta-quarantenni di oggi.
Lo spunto per scrivere è arrivato quando Andrea Pisani, metà del duo dei PanPers, ha ascoltato in anteprima l’omonimo brano (“Cena di classe”) dei Pinguini Tattici Nucleari: «Pisani, oltre a essere il sosia ufficiale di Riccardo Zanotti (il cantante dei Pinguini Tattici Nucleari, ndr.), è anche suo amico. Due anni e mezzo fa – racconta Lipari – Zanotti mandò a Pisani l’album nuovo, che aveva “Cena di classe” fra le tracce. Una sera, Andrea mi manda la canzone su WhatsApp e dopo un po’ mi chiama e mi dice “Allora? L’hai ascoltata? Ma secondo te non è un film?”. Aveva ragione. Da quel momento abbiamo iniziato a scrivere, la squadra s’è allargata e ha trasportato dentro, tra i tanti, Francesco Mandelli, che c’ha messo molto di suo. È lui che ha perso un compagno di classe, anni fa, e ha voluto mettere la sua esperienza nella storia.
È un film di tutti quelli che ci hanno lavorato, non appartiene strettamente a nessuno di noi. Alla fine delle riprese io ho veramente creduto, e ci credo ancora, di essere stato compagno di classe con Annandrea, con Herbert Ballerina, con Giulia Vecchio, con Nicola Nocella. Dopo quelle cinque settimane di set, chiusi in una scuola, abbiamo davvero fatto di tutto. Spesso ci hanno unito le cose belle, altre volte cose meno belle. Tutta quell’amicizia che è venuta fuori credo fosse con noi durante le riprese e s’è trasferita tutta nel film. Alla fine mi capita di riguardarmi le scene e pensare “Ma sai che sarebbe stato bello essere compagni di classe con loro?”».
Ma in “Cena di classe” non è centrale soltanto il conflitto tra i “boomer” e i “millennial”. Tra una generazione e l’altra c’è sempre qualcosa che stride, qualcosa che porta a ribellarsi. «Fra loro, le generazioni si somigliano tutte – dice Lipari – , nel senso che quella attuale si scontrerà sempre con la precedente, che ha avuto qualcosa di diverso, e quella precedente si sarà a sua volta scontrata con quella ancora precedente. Nel film, io e i miei compagni di classe ce la prendiamo con i boomer, Ninni Bruschetta e Giovanni Esposito, ma in mezzo ci sono anche i Gen Z (i nati dopo il 1996, ndr.). Ognuno lotta con i mezzi che ha. Il fatto stesso che questo film esista è rivoluzionario, perché va contro le logiche delle major, contro la tendenza attuale di fare solo reboot, remake, sequel, prequel. La generazione dei nostri padri per esempio aveva più registi, c’erano più soldi, c’era più voglia di raccontare storie piccole come questa».
E mentre si prepara a girare per l’Italia per promuovere “Cena di classe”, Roberto Lipari si dedica alla figlia nata da poco, segno definitivo – a proposito di generazioni – del passaggio da una generazione all’altra, e a un altro tipo di paternità, quella di “Quasi Vera”, il film che ha scritto per Fausto Brizzi, insieme allo stesso regista, a Gianluca Berardi, a Herbert Simone Paragnani e a Ignazio Rosato, che vede nel suo cast Frank Matano, Laura Chiatti, Andrea Perroni, Rocío Muñoz Morales, Taylor Mega, Sergio Friscia e Federica Cifola.
«Non ho ancora pensato al mio prossimo film da protagonista (come il già citato “Tuttapposto” o il successivo “So tutto di te”, ndr.) – conclude Lipari – e onestamente continuo a non farlo, per adesso. Non faccio un mestiere in cui bisogna fare carriera, la carriera la fai nelle aziende. Mi godo questa fase di scrittura, sia degli spettacoli dal vivo sia di altri progetti. Quando avrò voglia di usare il mio punto di vista per raccontare qualcosa lavorerò a un film nuovo, per adesso voglio essere solo uno strumento per raccontare una storia».
A dirlo è Roberto Lipari, il comico palermitano che da giovedì 26 marzo ritorna in sala con “Cena di classe”, il nuovo film di Francesco Mandelli, di cui è fra i protagonisti e fra gli sceneggiatori (insieme a lui lo firmano Andrea Pisani, Tiziana Martini e Ignazio Rosato). Al suo fianco, nel cast, Annandrea Vitrano (originaria di Misilmeri, sino a un paio d’anni fa metà del duo comico I Soldi Spicci), Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito, Nicola Nocella, Andrea Pisani, Francesco Mandelli, Francesco Russo, Giulia Vecchio e la partecipazione di Ninni Bruschetta. «Non è un luogo comune – chiarisce Roberto Lipari, che proprio partendo dai luoghi comuni aveva aperto il suo esordio sul grande schermo, “Tuttapposto” – che la generazione dei boomer avesse molte più probabilità rispetto a quella dei trentenni di oggi. Il problema è proprio l’illusione. La gente della mia generazione ha visto i boomer, cioè i genitori, e ha pensato che il mondo funzionasse come le loro vite, che a trent’anni uno potesse avere già una casa, la macchina, due figli e magari l’acconto per la villetta in campagna.
Poi hanno messo la testa fuori, e si sono resi conto che non era così, prendendosi un grande schiaffo. Per i boomer non è stato così, la generazione fra i cinquanta e i settant’anni ha visto come viveva la generazione dei propri genitori e s’è ritrovata a vivere meglio. Noi millennial invece partiamo con la retromarcia. Da un lato questo è un problema, dall’altro fa venire fuori opportunità. È un po’ come in Sicilia, è una terra difficile, mancano i trasporti, le autostrade fanno pena, c’è la sanità allo sfascio, però quante belle menti partorisce?».
La storia di “Cena di classe” parte dalla morte del personaggio interpretato da Francesco Mandelli, al cui funerale si presentano gli ex compagni di classe. Ne verrà fuori un bilancio di quello che è stato tolto e quanto è rimasto ancora fra le mani dei trenta-quarantenni di oggi.
Lo spunto per scrivere è arrivato quando Andrea Pisani, metà del duo dei PanPers, ha ascoltato in anteprima l’omonimo brano (“Cena di classe”) dei Pinguini Tattici Nucleari: «Pisani, oltre a essere il sosia ufficiale di Riccardo Zanotti (il cantante dei Pinguini Tattici Nucleari, ndr.), è anche suo amico. Due anni e mezzo fa – racconta Lipari – Zanotti mandò a Pisani l’album nuovo, che aveva “Cena di classe” fra le tracce. Una sera, Andrea mi manda la canzone su WhatsApp e dopo un po’ mi chiama e mi dice “Allora? L’hai ascoltata? Ma secondo te non è un film?”. Aveva ragione. Da quel momento abbiamo iniziato a scrivere, la squadra s’è allargata e ha trasportato dentro, tra i tanti, Francesco Mandelli, che c’ha messo molto di suo. È lui che ha perso un compagno di classe, anni fa, e ha voluto mettere la sua esperienza nella storia.
È un film di tutti quelli che ci hanno lavorato, non appartiene strettamente a nessuno di noi. Alla fine delle riprese io ho veramente creduto, e ci credo ancora, di essere stato compagno di classe con Annandrea, con Herbert Ballerina, con Giulia Vecchio, con Nicola Nocella. Dopo quelle cinque settimane di set, chiusi in una scuola, abbiamo davvero fatto di tutto. Spesso ci hanno unito le cose belle, altre volte cose meno belle. Tutta quell’amicizia che è venuta fuori credo fosse con noi durante le riprese e s’è trasferita tutta nel film. Alla fine mi capita di riguardarmi le scene e pensare “Ma sai che sarebbe stato bello essere compagni di classe con loro?”».
Ma in “Cena di classe” non è centrale soltanto il conflitto tra i “boomer” e i “millennial”. Tra una generazione e l’altra c’è sempre qualcosa che stride, qualcosa che porta a ribellarsi. «Fra loro, le generazioni si somigliano tutte – dice Lipari – , nel senso che quella attuale si scontrerà sempre con la precedente, che ha avuto qualcosa di diverso, e quella precedente si sarà a sua volta scontrata con quella ancora precedente. Nel film, io e i miei compagni di classe ce la prendiamo con i boomer, Ninni Bruschetta e Giovanni Esposito, ma in mezzo ci sono anche i Gen Z (i nati dopo il 1996, ndr.). Ognuno lotta con i mezzi che ha. Il fatto stesso che questo film esista è rivoluzionario, perché va contro le logiche delle major, contro la tendenza attuale di fare solo reboot, remake, sequel, prequel. La generazione dei nostri padri per esempio aveva più registi, c’erano più soldi, c’era più voglia di raccontare storie piccole come questa».
E mentre si prepara a girare per l’Italia per promuovere “Cena di classe”, Roberto Lipari si dedica alla figlia nata da poco, segno definitivo – a proposito di generazioni – del passaggio da una generazione all’altra, e a un altro tipo di paternità, quella di “Quasi Vera”, il film che ha scritto per Fausto Brizzi, insieme allo stesso regista, a Gianluca Berardi, a Herbert Simone Paragnani e a Ignazio Rosato, che vede nel suo cast Frank Matano, Laura Chiatti, Andrea Perroni, Rocío Muñoz Morales, Taylor Mega, Sergio Friscia e Federica Cifola.
«Non ho ancora pensato al mio prossimo film da protagonista (come il già citato “Tuttapposto” o il successivo “So tutto di te”, ndr.) – conclude Lipari – e onestamente continuo a non farlo, per adesso. Non faccio un mestiere in cui bisogna fare carriera, la carriera la fai nelle aziende. Mi godo questa fase di scrittura, sia degli spettacoli dal vivo sia di altri progetti. Quando avrò voglia di usare il mio punto di vista per raccontare qualcosa lavorerò a un film nuovo, per adesso voglio essere solo uno strumento per raccontare una storia».
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