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Il futuro del museo del Liberty è adesso: per villa Deliella a Palermo è l'ora della verità

L’Ars si troverà a dibattere intorno alla possibilità di rilancio di un importante tassello identitario, ponendo le basi per la costruzione di un modello virtuoso

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista
  • 26 maggio 2020

Uno dei rendering che riguardano villa Deliella

Ho impegnato questi ultimi cinque anni, e non sono il solo, per promuovere l'idea che il miglior modo di valorizzare e salvaguardare le nostre più recenti radici culturali, sia quello di mettere in rete i tesori Art Nouveau fortunatamente scampati alla barbara furia iconoclasta del sacco edilizio, intessendo una serie di rapporti proficui tanto materiali quanto immateriali tra i luoghi urbani testimoni diretti della bellezza costruita da quel protagonista del gusto floreale che fu Ernesto Basile unitamente alla schiera di progettisti della Scuola di Palermo.

Se parliamo di identità siciliana infatti, per numero di tracce fisiche rimaste e ancora fruibili e per la capacità intrinseca di queste opere di assurgere ancor oggi a testimonianza di un fare a metà tra l'artigianato locale e il respiro composito internazionale, non vi è dubbio che dopo il Barocco, in Sicilia sia proprio il nostro Liberty ad aver la massima diffusione territoriale in quel felice arco temporale di circa trent’anni che vide teatri della belle époque città maggiori e paesi in tutta l'isola.



Una vera e propria colonizzazione floreale ed eclettica avvenuta attraverso la bellezza creata dal maestro palermitano autore dell'aula del Parlamento di Montecitorio, ma soprattutto dai suoi allievi ed epigoni i quali una volta terminati gli studi presso università ed accademia a Palermo, si fecero portatori del lessico floreale nei diversi territori di origine dando luogo e personalissime sperimentazioni artistiche e compositive, spesso anche fuori dall'isola.

Al netto della presenza della mano di Basile in ogni provincia siciliana, sono le opere dei suoi allievi a caratterizzare stilisticamente il linguaggio delle stesse.

Salvatore Benfratello, Giovan Battista Santangelo, Ernesto Armò, Salvatore Caronia Roberti, Michele La Cavera, Antonio Lo Bianco operanti per lo più nel palermitano, Camillo Autore tra Messina e Reggio Calabria, Francesco Fichera tra le province di Catania, Siracusa e Ragusa, Saverio Fragapane anima Caltagirone, Francesco La Grassa nel trapanese, Filippo Re Grillo nell’agrigentino, tutti protagonisti di rilievo del dibattito culturale progettuale imperniato sul pareggiamento delle arti verso l'ideale dell'opera d'arte integrale in cui architettura, scultura, pittura, design, supportate da un artigianato locale di altissimo profilo tecnico e artistico seppero produrre e armonizzare la nostra grande bellezza diffusa di matrice Liberty.

Ad essi si aggiungono pittori come Rocco Lentini, Ettore De Maria Bergler, Salvatore Gregorietti, Luigi Di Giovanni, scultori come Mario Rutelli, Antonio Ugo, Pasquale e Benedetto Civiletti, Vincenzo Ragusa, Ettore Ximenes, tutti produttori di opere d'arte di respiro europeo unitamente ai prodotti artigianali della ditta di mobili Ducrot, delle opere in ferro di Salvatore Martorella, delle pregiate ceramiche Florio, per citarne solo alcuni.

Città, paesi e borgate, non ultimi i cimiteri monumentali custodiscono in termini di identità floreale ed eclettica, la base per lo sviluppo futuro del nostro turismo culturale sostenibile in piena armonia con i contenuti della conferenza di Faro.

Bene, nei prossimi giorni, l’Ars si troverà a dibattere intorno alla possibilità di rilancio di questo importante tassello identitario, ponendo le basi per la costruzione di un modello finalmente virtuoso, facilmente esportabile e vincente riguardante la prima rete del Liberty siciliano, da intessere intorno alla costruzione del futuro museo del Liberty nell'area di Villa Lanza-Deliella ( per cui sono in dirittura d'arrivo le linee guida del workshop internazionale voluto dal professor Sebastiano Tusa e conclusosi lo scorso novembre 2019) con due importanti appendici assolutamente comprimarie nella rifunzionalizzazione del Villino Ida come casa-museo di Ernesto Basile in via Siracusa e nella valorizzazione del Villino Messina-Verderame di via Lo Jacono come struttura museale dell'archivio Benfratello che il Villino modernista realizzò nel 1915 a due passi dal parco e dalla villa Pottino progettata da Armò e a cento passi dal parco di Villa Trabia.

Da cittadino e da progettista, auspico che l'intero arco politico, sappia mettere da parte divergenze e differenze affinché nulla ostacoli impunemente il disegno di un modello capace di essere applicato in tutto il territorio isolano in direzione di una reale ed improcrastinabile salvaguardia e valorizzazione del nostro straordinario patrimonio monumentale. Non sarebbe giustificabile alcun tipo di imbarazzante filippica.

Allora, così a scanso di equivoci vorrei ricordare preventivamente ad ogni singolo deputato pagato con una moltitudine di soldi pubblici, che ogni euro investito nel sistema “cultura” né produce 1,8 e inviterei chiunque possa ancora avere un ragionevole dubbio ad andare a leggere foss’anche la prima volta, l'art. 9 della costituzione italiana.

Auspico che il neo assessore ai Beni Culturali e della Identità siciliana Alberto Samonà, sappia tener la barra dritta rispetto al percorso iniziato dal compianto Sebastiano Tusa e con il medesimo orgoglio e impegno da lui profuso, alimenti e definisca portando a termine questo prezioso tassello di consapevolezza e sviluppo sostenibile.

Non possiamo nutrire alcun dubbio sulla bontà di questo indirizzo relativo alla valorizzazione della nostra bellezza monumentale, e non dobbiamo aver dubbi rispetto al fatto che questo primo importante tassello sarà capace di generare quel prezioso indotto che una volta vinta l'inerzia, potrà creare solo positivi meccanismi di adesione ed emulazione.

Siamo prossimi all'anno zero del rilancio culturale del Liberty, occasione imperdibile, necessaria, vincente.

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