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Ludovico Corrao e il suo esempio (di vita): da figlio di artigiani a promotore della Bellezza

Fu sindaco di Gibellina nel periodo del sisma. La sua figura è rimasta negli anni nel cuore e nella memoria di tutti coloro che, avendolo conosciuto, hanno conservato quel seme del “fare a favore del prossimo”

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 6 agosto 2021

Ludovico Corrao e la moglie

Prima di diventare un uomo di cultura, a difesa anche dei diritti civili, Ludovico Corrao è stato “figlio di artigiani” ed è stato forse proprio questo dettaglio a segnare tutta la sua vita.

Nato ad Alcamo nel 1927, il padre era artigiano del ferro e la madre maestra con l’abile capacità del ricamo, ci racconta Francesca Corrao, figlia del più fattivo promotore della ricostruzione di Gibellina, all’indomani del terremoto del 1968 che devastò la Valle del Bèlice.

Scomparso nel 2011, la sua figura è rimasta negli anni nel cuore e nella memoria non solo dei familiari ma di tutti coloro che, avendolo conosciuto, hanno conservato quel seme del “fare a favore del prossimo” e dunque della comunità.

«La più grande eredità che abbiamo ricevuto da papà - ci ha detto la professoressa Corrao, docente di Lingua Araba all’Università degli Studi LUISS Guido Carli di Roma - è quella di sfidare le proprie debolezze e la tradizione negativa della storia, per ridare dignità ad ogni singolo cittadino. Del resto la professione di avvocato civilista lo vide in prima linea proprio in questo monito».



Ludovico Corrao, infatti, già parlamentare, nel 1965 fu il legale di parte civile di Franca Viola, la prima donna in Italia a ribellarsi al matrimonio riparatore che, sfidando una società maschilista, contribuì in modo determinante a fare cancellare il delitto d’onore dal Codice Penale.

«Papà - ha continuato Francesca - ci ha insegnato, a me ai miei fratelli Vincenzo e Antonella - che la felicità è dedicare il proprio operato agli altri, solo così si può dare senso alla propria esistenza».

Nella memoria di Francesca Corrao, presente a Gibellina in occasione dell’inaugurazione del MAC - il nuovo museo di Arte Contemporanea che custodisce circa 2000 esemplari di altissimo valore - dove ha sottolineato nel suo discorso proprio la generosità nel donarsi e il fatto che la Bellezza vada condivisa, pietre miliari dell’esempio lasciato dal padre, ci sono diversi ricordi.

Da sindaco di Gibellina, infatti, Corrao, dopo il sisma del 1968, radunò artisti e di architetti di fama nazionale, da Pietro Consagra ad Alberto Burri, da Ludovico Quaroni a Franco Purini, che riempirono la nuova Gibellina ricostruita di opere di arte contemporanea.

La sua attività culturale proseguì con la nascita nel 1981 delle Orestiadi di Gibellina (di cui quest’anno si sono celebrate le 40 edizioni), poi divenuta Fondazione nel 1992 (di cui fu presidente fino alla morte), e il Museo delle Trame Mediterranee per realizzare un dialogo tra le diverse culture mediterranee.

«Per vedere papà dovevamo andare a Gibellina - ci ha detto sorridendo - perché lui era sempre lì, a lavorare, per lui non esistevano sabati o domeniche; i ricordi sono tanti ma due in particolare mi riaffiorano alla mente.

Il primo quando, molto piccola, mi portò ad un incontro pubblico di Danilo Dolci; ricordo che mi sentivo circondata da tutti questi grandi e io molto piccola scomparivo ma la fermezza con cui papà mi teneva la mano era assoluta fonte di sicurezza.

L’altro ricordo risale ad anni dopo, ero più grande certamente e quella fu l’unica volta che mi rimproverò; non ricordo nemmeno per quale motivo ma disse una frase che non dimenticai più e diventò per me un caposaldo. Disse: “Tutti devono avere la possibilità di sbagliare e riprovarci”.

Papà soffrì le sofferenze della guerra, momenti che per fortuna noi non abbiamo attraversato ma che in lui lasciarono tracce fondamentali per diventare l’uomo che tutti hanno conosciuto. Sono orgogliosa, oggi, di portare avanti questi insegnamenti fondati principalmente sull’affettuoso rapporto umano, sulla compassione e sulla volontà di far crescere la possibilità di futuro che è presente in ognuno di noi.

Riuscire a tramandare questi concetti alle nuove generazioni, oggi più che mai, è indispensabile, il futuro è nelle mani dei giovani che hanno bisogno di figure di riferimento per credere in se stessi e nel prossimo.

È a questo scopo che lavoro ogni giorno sia come docente della LUISS a Roma, dove insegno Lingua e Cultura araba e dove, grazie anche all’UNHCR Italia riusciamo a destinare borse di studio per i ragazzi più svantaggiati, sia alla continua crescita di Gibellina, affinché da centro di riferimento di Bellezza universale diventi anche centro di formazione e risorse per tutti, Sicilia, Italia e mondo intero.

Cucire rapporti e sviluppare reti di educazione e dialogo è fondamentale per la crescita, sana, delle nuove generazioni, per insegnare il “fare insieme” attraverso l’arte che sviluppa la creatività ma anche la consapevolezza e la crescita personale.

Come diceva sempre papà la bellezza è di tutti».
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