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Al Biondo in scena Shakespeare rivisitato da Luca De Fusco

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 16 gennaio 2007

Una Venezia malinconica eppure esotica, ricca di traffici e di misteri, di spie e avventurieri: è così che viene rappresentata la città d’arte che tutti conosciamo dal regista Luca De Fusco nel suo allestimento de “Il mercante di Venezia”, capolavoro di Shakespeare (è del 2004 una versione cinematografica con l’ottima interpretazione di Al Pacino), prossimo appuntamento in cartellone al teatro Biondo di Palermo (via Roma 258) dal 17 al 28 gennaio, una produzione del Teatro Stabile del Veneto con il Teatro Stabile di Catania e il Teatro Stabile di Verona GAT. Lo spettacolo (traduzione di Masolino d’Amico, adattamento teatrale curato dallo stesso regista, scene di Antonio Fiorentino, costumi di Vera Marzot, musiche di Antonio Di Pofi, luci di Emidio Benezzi, direzione allestimento di Franco Buzzanca) vede in scena Eros Pagni (Shylock), Sebastiano trincali (Antonio, il Mercante), Giovanni Calò (Salerio/Il Principe del Marocco), Daniele Gonciaruk (Solanio), Max Malatesta (Bassanio), Stefano Scandaletti (Lorenzo), Piergiorgio Fasolo (Graziano/Il Principe di Aragona), Gaia Aprea (Porzia), Nunzia Greco (Nerissa, ancella di Porzia), Cosimo Coltraro (Lancillotto, gobbo), Giovanna Mangiù (Jessica, figlia di Shylock), Enzo Turrin (Tubal/Il Doge di Venezia), Giuseppe Infarinato (Il pianista).



Una delle opere più ambigue del drammaturgo inglese, (monologhi di ideologia antirazzista si alternano a dure battute antisemite), ricca di più generi sapientemente intrecciati fra loro (la realtà cupa di una Venezia schiava del denaro con le atmosfere poetiche e fatate di un regno lontano), racconta delle vicende del mercante ebreo Shylock ma anche della bella Porzia. Il regista nel suo adattamento crea un’ambientazione da cinema anni trenta nella quale si ritrova peraltro quel clima particolare di Venezia di città di confine, probabilmente già intuito da Shakespeare nel suo tempo (l’opera è del 1597). È al rancoroso Shylock (per le troppe umiliazioni subite dai veneziani), che il mercante Antonio si rivolge per procurarsi i tremila ducati per il nobile Bassanio suo amico. Questi potrà così corteggiare degnamente la bella Porzia che vive nel regno di Belmonte in un clima fantasioso e fatato. È lei la dama che anima l’intreccio della commedia ed è sempre lei che, nei panni di un giovane avvocato (sappiamo come il travestimento sia uno degli artifici più ricorrenti nelle opere del drammaturgo inglese), riesce a decretarne una conclusione felice, nonostante tutto.

Desta infatti una qualche apprensione l’inusuale garanzia pretesa dall’usuraio ebreo per concedere il prestito: nel caso restasse inevaso, gli sarà dovuta una libbra di carne di Antonio. Ma tutto finirà per il meglio, Shylock sarà punito per avere attentato alla vita di un veneziano e ancora la commedia non si conclude: c’è un altro atto infatti, il quinto, dedicato al mondo di Porzia, all'amore, all'arte. Ed è sulla presenza di questo ultimo atto che il regista ha incentrato la propria rivisitazione del testo, come lui stesso spiega: « (…) L’autore vuole riaffermare la superiorità del gioco sui traffici, della fantasia sulla realtà. Ecco perché conclude questa sua parabola sulla inafferrabilità del reale con l’affascinante quinto atto, dal significato più che mai inafferrabile. Ecco perché la fine di Shylock non coincide con la fine della commedia. Alla fine di una lunga indagine su un testo così affascinante, una sorta di prisma sfaccettato in cui non si finisce mai di scavare, mi sono trovato in mano ciò che non avevo certo immaginato all’inizio: un atto d’amore verso l’arte, l’immaginazione, in definitiva, il teatro». Per prenotazioni ed ulteriori informazioni è possibile rivolgersi al botteghino del Teatro Biondo allo 091.7434341.

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