ATTUALITÀ

HomeMagazineSocietàAttualità

Marmi rosa, affreschi e un giardino pensile: un altro palazzo storico in vendita a Palermo

È uno dei palazzi storici più affascinanti della città per la sua struttura che conserva, tra le altre cose, una delle ultime torrette di avvistamento. Ecco la storia di Palazzo Guccia

Balarm
La redazione
  • 1 aprile 2021

Lo storico Palazzo Guccia a Palermo

Alle spalle di corso Alberto Amedeo a Palermo, zona Papireto, si trova uno dei palazzi storici più affascinanti della città per la sua struttura e per la sua storia: Palazzo Guccia.

All’interno dell’edificio, costruito alla fine del XVIII secolo sui bastioni di Porta Guccia al Papireto, si trovano in vendita alcune unità immobiliari (per un totale di 1300 mq), con annesso giardino pensile esclusivo - originale dell’epoca - con un’estensione di 1500 metri quadri, distribuite su più livelli.

A queste unità corrispondono quelle che una volta erano la stalla, la legnaia, la rimessa carrozze, la torretta di avvistamento panoramica, il piano nobile con saloni affrescati e la cappella privata; non ultime le terrazze.

Se oggi questa struttura d’interesse storico si trova in stato di totale abbandono un tempo fu la residenza del barone Giovan Battista Guccia Bonomolo.

A volerlo fu proprio il barone Guccia, sul finire del ‘700, dopo il passaggio ai privati, da parte del Demanio, dei bastioni che avevano perso il loro originario scopo difensivo.



Al Bonomolo - ottenuto il titolo di marchese del feudo di Balata e di Ganzaria - venne dato in concessione il terrapieno del bastione della Balata, sopra cui fu edificato il palazzo, dopo che il Senato Palermitano gli concesse, nel 1792, il terreno insistente sul Bastione del Papireto, detto anche della Balata o di Porta d'Ossuna, arricchendola all'interno affinché potesse competere con altre simili dimore.

Per volere del Bonomolo i due terzi dell’area furono destinati a ospitare il giardino pensile, ancora esistente come dicevamo; così come svetta sulla porta d’ingresso (dalla via Guccia) lo stemma nobiliare della famiglia: uno scudo che raffigura al suo interno un mare mosso, con sopra una conchiglia aperta, su cui cadono otto gocce, affiancate da due stelle a sette punte.

Già solo lo stemma è crogiolo di simboli e storia.

Entrando all’interno del palazzo ci si affaccia in un cortile in cui risalta un portale classico: da questo inizia uno scalone, a doppia rampa, in marmo rosa di Verona.

La bellezza e lo stupore dell’architettura, per quanto ormai fatiscente, non termina certo qui. Al piano nobile (circa 650 metri quadri) si trovano eleganti saloni decorati e affrescati, oltre agli appartamenti principali.

Altri sono ricavati nelle zone di servizio e si affacciano sul fossato scavato nel bastione, che conserva ancora un sistema di camminamenti interni, utilizzati come rifugi antiaerei durante la Seconda Guerra mondiale, poi trasformati in magazzini.

Non ultima la torretta di avvistamento, ben visibile da corso Alberto Amedeo, da cui si gode una vista panoramica sulla città, una delle ultime rimaste come patrimonio storico da preservare.

Il palazzo, come dimostra la sua sfarzosità e ricercatezza, era il suggello della presentazione ufficiale di un colto gentiluomo all'aristocrazia terriera palermitana.

Il nome dei Guccia rimane legato prevalentemente all'attività accademica di Giovan Battista Guccia (nato a Palermo nel 1855), nipote del primo Guccia: oltre ad essere professore Ordinario della Reale Università di Palermo, fu il fondatore del Circolo dei Matematici, uno dei più insigni e noti d’Europa.

Pur essendogli stato riconosciuto nel 1901 il titolo di "Nobile dei Marchesi di Ganzaria" come discendente diretto di quel Guccia, che aveva portato in alto le sorti della famiglia, Giovan Battista non poté ereditare l'elegante dimora.

Il palazzo, infatti, era già stato venduto dal padre Giuseppe alla famiglia Miraglia, commercianti che si erano arricchiti nella seconda metà dell'800, quando Palermo era meta ambita di eruditi viaggiatori e centro di un'intensa e vivace vita culturale e commerciale che si espresse nelle scelte linguistiche del barocco e con l'attività degli Ingham, dei Whitaker e dei Florio.

Tuttavia, poche furono le modifiche apportate dai successori dei Guccia al palazzo, che infatti mantiene un aspetto prevalentemente riconducibile al primo barocco con alcune influenze del classicismo più tardo.

Oggi versa in condizioni di totale abbandono ed è in attesa di essere acquistato e riportato all’antico splendore.
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci:
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

ARTICOLI RECENTI