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Mortale come una mantide era una calamita per gli uomini: la leggenda siciliana di Donnavilla

Pare che fosse davvero brutta e deforme ma che, all'occorrenza, si trasformasse una fanciulla bellissima e piena di grazia. Il suo nome è legato all'omonima grotta in cui visse

Balarm
La redazione
  • 20 marzo 2022

Pare che fosse davvero brutta e deforme ma che, all'occorrenza, si trasformasse una fanciulla bellissima e piena di grazia. Il suo nome era Donnavilla. Che poi è il nome della grotta nei pressi di Tindari in cui, secondo la leggenda, avrebbe vissuto.

Uno scenario splendido, se pensiamo che questa grotta a circa settanta metri d'altezza, tra stalattiti, stalagmiti e colonne, e che risale a un'epoca lontanissima, si affaccia sul mare.

Si racconta che quando le imbarcazioni navigavano vicino alla riva per sicurezza, una voce armoniosa, arrivasse fino a loro e come fosse una calamita attirasse a sé i marinai. Ognuno di loro portava con sè delle monete, che erano la vera mira della maga oltre al necessità di alimentare il suo sadicismo.

Pare che fu un amore che le infranse il cuore a renderla così crudele, perchè Donnavilla, dopo aver incantato gli uomini, li invitava ad entrare nella grotta per poi farli precipitare in un fosso profondo, lasciandoli morire.

Qualcuno, forse per rendere ancor più suggestiva la leggenda, narra che Donnavilla divorasse i corpi degli uomini che si innamoravano di lei tappezzando poi le pareti della grotta con le ossa spolpate delle sue "prede".

La grotta dove si dice abbia vissuto la maga, come dicevamo esiste, ma raggiungerla non è semplicissimo e si consiglia la visita con una guida.

L'antro si trova su un costone posto sui laghetti di Marinello e per raggiungerlo è necessario arrampicarsi su per un sentiero scosceso, partendo da Rocca Femmina. Una volta giunti davanti alla Grotta di Donna Villa è possibile vedere tutte le Isole Eolie e distinguere la punta di Milazzo e Capo Calavà.
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