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Non solo Niscemi, Sicilia "gigante d'argilla": quali sono le aree ad alto rischio frane

I dati dell'Ispra parlano chiaro: l'Isola è una delle regioni italiane più esposte. Ben 9 Comuni su 10 presentano aree ad alto rischio: la mappa delle zone più colpite

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 30 gennaio 2026

Come dimostra il drammatico caso di Niscemi, la Sicilia continua a fare i conti con un rischio che non è più emergenziale, ma strutturale: quello delle frane. I dati più recenti dell’Ispra sul dissesto idrogeologico, aggiornati al 2024, restituiscono l’immagine di un’isola storicamente segnata dall’instabilità del suolo e oggi sempre più esposta agli effetti combinati dei cambiamenti climatici, dell’eccessiva urbanizzazione, dell’abusivismo e della fragilità geomorfologica.

Secondo l’ultimo rapporto, in Sicilia sono state censite 36.507 frane, con una media di circa 40 eventi l’anno, in oltre 900 anni di storia. La situazione è così grave che circa 9 comuni su 10 presentano aree ad alto rischio frane, numeri impressionanti che confermano come il fenomeno non sia episodico ma ricorrente.

Sempre l’Ispra ha stimato di recente che l’8,4% del territorio regionale, pari a circa 580 chilometri quadrati, rientra nella classe di rischio molto elevato, una percentuale tra le più alte a livello nazionale. Parte di questo territorio è anche soggetto ad incendi ed alluvioni, un problema che non fa altro che esacerbare una situazione che rischia di divenire drammatica con l’estremizzazione dei fenomeni climatici, dovuti al surriscaldamento climatico.

All’interno di questo quadro critico, la provincia di Palermo e la provincia di Messina rappresentano due dei contesti più delicati. La combinazione di rilievi montuosi fragili, coste instabili, fiumi a regime torrentizio, di tempeste di grande potenza, come il recente ciclone Harry, e di un’elevata densità abitativa rende buona parte di queste province vulnerabili ai distaccamenti franosi e a processi ancora più complessi, come le frane di scivolamento.

Per questo motivo molti comuni dell’entroterra palermitano, dalle Madonie ai monti Sicani, risultano da decenni classificati nei Piani per l’Assetto Idrogeologico (PAI) con livelli di pericolosità elevata o molto elevata. Nel capoluogo e nei centri della cintura metropolitana, il rischio è amplificato dall’espansione edilizia storicamente avvenuta in aree fragili, spesso lungo versanti o in prossimità di impluvi naturali.

Un esempio di questo fenomeno è dato dal promontorio di Monte Pellegrino, da anni interessato da lavori di consolidamento dei suoi versanti proprio per ridurre il rischio delle frane. Per capire il pericolo che corre la nostra regione basti considerare le ultime tragedie che hanno segnato la sua storia.

Dalla tragedia di Giampilieri nel 2009, nel Messinese, alla frana che ha interessato il territorio di San Fratello nel 2010, che portò duemila persone ad abbandonare le proprie case, la Sicilia può essere considerata un "gigante dalla struttura di argilla", che la politica regionale e nazionale ha spesso trascurato.

Negli ultimi anni le risorse per la mitigazione del rischio idrogeologico non sono infatti mancate: fondi statali, europei e regionali hanno finanziato centinaia di interventi. A mancare è stato l’interesse politico verso un problema che si sarebbe (in parte) risolto, effettuando il passaggio dalla programmazione alla realizzazione degli interventi.

I numeri dell’Ispra parlano chiaro: la Sicilia è una delle regioni italiane più esposte al rischio frana. Non che il resto del Paese possa considerarsi al sicuro. Secondo i dati forniti dagli scienziati, il 94,5% dei comuni italiani è esposto a rischio idrologico, a valanghe e a erosione costiera, rendendo l’Italia il Paese che corre il maggior pericolo in Europa, con circa 8 milioni di persone che vivono in aree a rischio.

La sfida oggi, quindi, non è solo reagire alle emergenze, ma trasformare la prevenzione in una politica ordinaria, capace di unire conoscenza scientifica, pianificazione urbana e rapidità di intervento. Perché in un territorio fragile come quello siciliano o italiano, ogni frana annunciata e non prevenuta rischia di trasformarsi nell’ennesima emergenza evitabile.
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