Quel "siciliano" di Alexandre Dumas: storia di uno dei Mille che amava Palermo
Parliamo dell’’autore della trilogia dei 3 Moschettieri, ma anche dei famosissimi Conte di Montecristo e il Tulipano Nero, per citarne alcuni. Ripercorriamo la storia
Alexandre Dumas in piazza Pretoria (foto realizzata con Ai)
Tradotti in tantissime lingue, è appena uscita un’inedita traduzione da parte della Casa Editrice palermitana il Palindromo: “Belle di Notte” un’analisi antropologica e storica sulla prostituzione parigina, dove non mancano citazioni anche su Palermo. È il secondo inedito tradotto un po’ di tempo fa , è “Il Conte di Mazara, una storia siciliana”, dove l’autore, partendo dal suo secondo soggiorno sull’Isola, inizierà a raccontare l’amara vicenda di un nobile palermitano considerato un potente jettatore ; dal “registro tragicomico”, il conte per i palermitani sarà colpevole di tutto”… della pioggia, del sole, del gracidio delle rane, dell’eruzione dell’Etna, dell’invasone di mosche, del raffreddore dell’arcivescovo. Mazara, nascerà iettatore e morirà iettatore”.
Benché opera di fantasia, che si arricchisce di vari personaggi inventati, traccia una Palermo dell’epoca e sembra che il luogo dove era ubicato il palazzo del Conte è un luogo preciso individuato nel “rudere a Piazza Pretoria”. È un romanzo particolare dove Dumas constata che il Nobile Siciliano non troverà alcuna via di salvezza dalla diceria popolare.
Il legame tra Dumas e Palermo, è forte, iniziato nel 1835, quando, accusato di essere un cospiratore della Giovine Italia, approderà una prima volta sull’Isola a bordo di una barca a vela. Quella di Dumas fu una vita tumultuosa tra posizioni politiche, contrasti con gli accademici di Francia e, numerosi amanti dalle quali sarà costretto a fuggire più volte. Questo primo viaggio farà nascere amore per l’Isola “«La Sicilia è, è stata e sempre sarà come un’altra Francia” Trenta anni dopo il secondo approdo, nella notte tra il 28 e il 29 maggio del 1860, con la sua goletta Emma. “Garibaldino” sui generis, finanzierà l’acquisto di armi per la spedizione dei Mille avendo modo di conoscere in presenza Garibaldi, a cui lo legava una forte amicizia indiretta nata 10 anni prima ai tempi dell’assedio a Montevideo. Garibaldi fu l’eroe di Dumas, e Palermo e la Sicilia furono il palcoscenico privilegiato dove far muovere il Generale, eroe da Romanzo d’appendice, come lo furono i personaggi dei suoi romanzi, primo fra tutti il Conte di Montecristo.
Dumas con questo secondo viaggio divenne parte del mito che lui stesso costruirà. Arriverà nel momento in cui la città è bombardata, testimone e narratore dell’impresa dei Mille. L’incontro con l’Eroe servirà a costruire il personaggio Garibaldi,” regalando quell’immagine ampiamente diffusa nei nostri libri di storia: “Era di media statura ben proporzionato con barba lunga, capelli biondi e occhi celesti, con fronte naso e mento da profilo greco, la sua figura si avvicina alla rappresentazione di Gesù nell’ultima cena, la sua voce è di infinita dolcezza e sembra un canto”. È la potente penna a tracciare anche i caratteri fisici e Garibaldi beneficerà della costruzione narrativa di Dumas, sarà “il valoroso” pronto a sacrificare la vita, disinteressato a riconoscimenti e fama.
Poco importa se Garibaldi, fosse stato condannato a morte in contumacia in Italia, se non fu sempre vincitore nelle sue battaglie, se fu la causa della morte di molti suoi compagni che lo seguirono nelle sue ardite azioni, se fu pirata e assaltatore di diverse golette in Sudamerica (anche se Dumas preferirà chiamarlo in maniera molto più romantica “Corsaro); Garibaldi risponderà al suo topos narrativo e sarà l’occasione della conoscenza approfondita dei Siciliani.
Se dal primo viaggio nascerà nel 1838 il romanzo Pascal Bruno, la storia di un bandito ambientato tra Palermo e Barcellona Pozzo di Gotto, sarà con i “Garibaldini”, la storia dei Mille e “il Conte di Mazara”, che vedremo Dumas camminare per le strade di Palermo tra la sua gente. Racconterà i soprusi, seppur in maniera romanzata, subiti dalla città, parlerà di torture, vessazioni, gesti eroici della popolazione, convintamente sostenitrice di Garibaldi. Nemico dei Borbone, condividerà con Garibaldi e i siciliani lo stesso odio, ritenendoli responsabili dell’avvelenamento del padre, generale Napoleonico, morto dopo il ritorno della campagna ’Egitto.
In città Garibaldi metterà a disposizione dello scrittore gli appartamenti “dei dignitari” del Palazzo dei Normanni. Stimato, degno del massimo rispetto, non riceverà la stessa accoglienza a Napoli quando, dopo aver lasciato la Sicilia, ripercorrendo le stesse tappe del Generale, arriverà nella capitale Partenopea. Qui nominato da Garibaldi “Direttore dei musei e degli scavi di Napoli, beneficerà di denaro e di una lussuosa abitazione. Sarà però più volte oggetto di lettere anonime, recapitate allo stesso Generale, dove lo si accuserà di spendere in maniera eccessiva e disinvolta, di partecipare ad orge, di non essere in grado di gestire l’incarico affidatogli. Dumas non rimarrà a lungo a Napoli e in Italia, rientrerà in Francia, rammaricandosi della diversità di trattamento ricevuto, ricordando come in Sicilia per ben quattro volte sarà insignito della Cittadinanza Siciliana. Memore della gentilezza dei siciliani, con Garibaldi rimarrà colpito per il termine Eccellenza con cui si rivolgerà il popolo all’Eroe, aggiungendo era particolare che “volessero sempre baciargli le mani” probabilmente fraintendendo quello che è un tipico saluto ossequioso.
Lo stesso Garibaldi non avrà eguale trattamento altrove, c’è da chiedersi se nella costruzione di questo personaggio “da cappa e spada” non abbiano contribuito Palermo e il popolo siciliano insieme a Dumas, di cui conosciamo l’uso disinvolto della storia, il suo motto era” la storia è un chiodo a cui appendo i miei romanzi”.
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