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Qui c'erano gli Atelier degli artisti catanesi: è "Palazzu Stidda", dove un tempo visse un Barone

Dove un tempo si trovava la Giudecca, antico quartiere ebraico, oggi svetta il famoso “Palazzo Stella”, fiore all'occhiello di Catania e particolarmente amato dai turisti

Livio Grasso
Archeologo
  • 24 novembre 2021

Dove un tempo si trovava la Giudecca, antico quartiere ebraico, oggi svetta il famoso “Palazzo Stella”, chiamato pure “Palazzu Stidda". In questa affascinante dimora, collocata vicino al cosiddetto “vicolo della Lanterna”, abitava il barone Stella,
discendente di una nobile famiglia palermitana.

Le fonti storiche tramandano che si trasferì nel capoluogo etneo intorno all’ Ottocento. L’imponente edificio, datato tra il XVIII e il XIX secolo, sfoggia una particolarità architettonica senza eguali. La maggior parte degli studiosi locali crede che sia stato pianificato in due periodi differenti; alcuni pensano, infatti, che il pian terreno e il primo piano risalgano alla fine del Settecento. Caso differente per il secondo piano, che molti ritengono sia stato realizzato nel 1800.

In ogni caso, la struttura salta all’occhio per la sua originalità; se si osservano i prospetti frontale e laterale sembra di trovarsi al cospetto di una costruzione che rimanda alla forma di una nave. Lo splendore dell’edificio spiccava
maggiormente al calar della sera; gli ex proprietari e fidanzati Giovanni Girbino e Patricia, ambedue artisti, avevano infatti installato un impianto di illuminazione che evidenziava ogni singolo particolare edilizio.



Sappiamo che inizialmente il nome originario era proprio Stella; invece, secondo alcune testimonianze, l’odierno soprannome “Stidda” è stato assegnato proprio ai due artisti che lo acquistarono nel 2001 restituendolo alla bellezza e che ne sono stati proprietari fino a un paio di anni fa. Indubbiamente quest’ultimo appellativo risente molto del dialetto locale e, per tale ragione, a molti appare più pregnante e gergale.

Abbiamo certezza che al primo piano erano presenti gli Atelier degli artisti, sempre affaccendati a lavorare e creare qualcosa di nuovo. Non a caso gran parte delle decorazioni e degli arredamenti attuali sono stati realizzati proprio all’interno di quei
laboratori d’arte, divenendo un vero e proprio regno dell’eco-design.

Il palazzo è articolato in quattro appartamenti dotati di servizi privati e stanze con denominazioni particolari. Le camere più note sono: Amuri, Incanto, Odissea e Ammiraglia. In aggiunta, ciascuna di esse ospita spaziosi balconi e ampie terrazze ove potersi affacciare e respirare i profumi di gelsomino e zagara, tipici della nostra Sicilia. Fino al 2001, prima della sua riqualificazione, versava in rovinose condizioni di abbandono e degrado. Giovanni e Patricia, dunque, hanno rivoluzionato il contesto degli appartamenti donando un'immagine artistica che rifugge da specifici orientamenti architettonici.

Entrambi gli artisti , quindi, hanno sapientemente creato una coesione tra la natura dei materiali e il valore estetico-funzionale di arredi, mobili e suppellettili che adornano la residenza; bellissimo, a tal proposito, il tono delicato derivante dalla luminosità delle stanze.

Nel 2010, per di più, Giovanni ha ricevuto il premio di “Cittadino Esemplare” ed è stato pure premiato da “Compro Siciliano” insieme ad altri giovani imprenditori del capoluogo etneo per aver incrementato e innalzato il valore culturale della città. Curioso notare come la residenza sia stata selezionata per il set cinematografico della fiction tv “Squadra Antimafia”.

Inoltre, qui visse anche la famiglia di Ciccino Sineri, famoso attore catanese. Suo figlio Gianni racconta di aver abitato al primo piano ed aver condiviso l’intero palazzo con la zia materna.

Spostandoci sul versante del pian terreno, vicino alla parte laterale, si trovava persino una bottega di dolciumi molto frequentata dagli scolari che andavano alla scuola elementare “Nazario Sauro”; di pregevole valore pure l’edicola votiva del Crocifisso, collocata sempre al pian terreno
nel corpo laterale del complesso edilizio.
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