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Torna la paura per le spaccate a Palermo: "Rubano pure i soldi della beneficenza"

Due furti con spaccata in pochi giorni ai danni di Prezzemolo&Vitale e Spinno. La titolare del ristorante: "Credo nello Stato ma sono stanca di non essere tutelata"

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 8 aprile 2026

La vetrina di Spinno spaccata dai ladri (foto di Chiara Chiaramonte)

La porta sfondata, il vetro a terra, l’ingresso da rimettere in piedi. Dentro, quello che manca: l’incasso, il cellulare di lavoro, perfino una raccolta fondi per beneficenza.

È successo da Spinno, un’attività che, come tante altre a Palermo, si regge su un equilibrio fragile fatto di lavoro quotidiano, sacrifici e conti da far quadrare. Un’attività piccola, ma non marginale, che nel tempo si è costruita una clientela affezionata e una presenza stabile in città.

È dentro questa quotidianità che arriva il furto: la scorsa notte qualcuno è entrato per la seconda volta in meno di un mese. Il primo episodio risale all’11 marzo, in pieno servizio. «Eravamo aperti, c’erano clienti seduti, io ero in cucina», racconta la titolare Chiara Chiaramonte. «In un momento di distrazione questa persona è entrata, ha aperto la cassa e ha preso l’incasso». Se n’è accorta solo a chiusura, quando ha trovato la cassa vuota e ha controllato le telecamere.

Stavolta, invece, il colpo è arrivato di notte, con un gesto più violento, più diretto. «Mi hanno svegliata i vicini e il portiere: la porta era sfondata». Nelle immagini si vede un uomo prendere un pezzo di marciapiede divelto e usarlo per rompere il vetro dell’ingresso. Poi entra, porta via il fondo cassa, il cellulare e svuota anche le scatole delle raccolte fondi, una destinata al gattile e una a Save the Children.

Il danno economico non è enorme, ma il punto è un altro: «Io non ho beni di lusso da rubare, è un piccolo bistrot. Però quelli sottratti sono soldi sudati, su cui pago Iva e tasse e che fanno reddito. Ecco perché brucia». Parole che raccontano una fatica quotidiana che raramente emerge, ma che episodi come questo rendono improvvisamente visibile.

È da qui che il racconto smette di essere solo la cronaca di un furto e diventa il ritratto di una stanchezza più profonda, che nasce da uno squilibrio ormai diventato insopportabile: da una parte, chi prova a tenere aperta un’attività in modo onesto, a rispettare regole, scadenze e adempimenti; dall’altra, chi colpisce, porta via quello che trova e sparisce, senza conseguenze.

«Credo nelle tasse e nelle istituzioni, però sono stanca di non essere mai tutelata - spiega la titolare - Perché io, se sbaglio qualcosa, anche poco, devo pagare subito e pure con la mora. Se invece qualcuno entra, ruba e se ne va, non succede niente».

È una frustrazione che pesa ancora di più perché tutto questo non avviene in una situazione eccezionale, ma dentro la normalità di ogni giorno: un piccolo ristorante, una strada come tante, un’attività costruita con impegno. Avviene in una una zona da lei definita «tranquilla», una di quelle in cui ci si aspetterebbe di poter lavorare senza doversi voltare continuamente. E invece, nel giro di poche settimane, da Spinno sono arrivati due colpi distinti.

Il caso di via Marche, del resto, non è isolato. Negli ultimi mesi Palermo ha restituito più di un segnale in questa direzione. C’è stato il raid alla Cioccolateria Lorenzo, con i dipendenti costretti a barricarsi dentro il locale e i titolari arrivati a parlare apertamente di sfinimento. E qualche giorno prima di Spinno, un altro furto con spaccata ha colpito il punto vendita Prezzemolo & Vitale di viale Regione Siciliana.

Secondo una prima ricostruzione, ad agire sarebbero state tre persone arrivate a bordo di una Fiat 500: una sarebbe rimasta in auto con il motore acceso, un’altra avrebbe fatto da palo, mentre la terza avrebbe sfondato una vetrina vicino all’ingresso. Il bottino sarebbe stato di circa 600 euro, ma sul posto i dipendenti avrebbero trovato anche una grossa quantità di sangue, segno che uno dei responsabili si sarebbe ferito durante il colpo.

Episodi diversi, in quartieri diversi, ma abbastanza vicini da comporre un quadro che, per chi tiene aperto un esercizio commerciale, pesa ogni giorno di più. Non è semplice stabilire se ci sia un’escalation vera e propria. Ma la percezione, tra commercianti e ristoratori, è quella di una città in cui il confine tra normalità e vulnerabilità si è fatto molto più sottile.

È su questo sfondo che prende forma anche la richiesta della titolare di Spinno, che in fondo è elementare. «Non chiedo molto, soltanto di poter lavorare tranquillamente, senza timore, e di avere un maggiore controllo per le strade», dice. Non invoca misure straordinarie, ma una condizione minima di serenità che oggi sente venire meno.

Poi la rabbia diventa domanda: «Cosa devo fare più di così? Mettere altri allarmi? Portare ogni giorno l’incasso in tasca? Quello è il mio posto di lavoro ed era chiuso con due catenacci e cinque serrature. Cosa devo fare più di questo? Non dovremmo avere paura noi che lavoriamo onestamente, ma chi delinque».

Intanto, mentre Chiaramonte è tornata operativa, si è mossa la città. Su Facebook, sotto il post pubblicato sulla pagina di Spinno per raccontare l’accaduto, si moltiplicano commenti, messaggi e condivisioni. C’è chi esprime solidarietà, chi si riconosce in quella fatica quotidiana, chi propone qualcosa in più: organizzare una cena per sostenere l’attività, trasformare un gesto di violenza in un momento collettivo.

È una dinamica che Palermo conosce bene: da una parte la fragilità delle piccole realtà, dall’altra una rete informale che si attiva quasi spontaneamente. Non risolve tutto, ma dice qualcosa. Dice che, anche quando qualcuno entra di notte e porta via soldi e oggetti, non riesce a portarsi via tutto: non la possibilità di riaprire, non quella di esserci, non quella di trovare, il giorno dopo, una comunità pronta a rispondere.
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