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Un alone di mistero aleggia intorno a Villa Palagonia: i Pupi e le due sentinelle immobili

La chiamano la Villa dei Mostri e si trova a Bagheria ed è mèta di viaggiatori di tutto il mondo anche per la ricostruzione, forse troppo romanzata, offertaci da Tornatore nel suo Baaria

Sara Abello
Giornalista
  • 8 ottobre 2021

Villa Palagonia detta anche "dei mostri" a Bagheria

Tra le leggende che avvolgono la celebre “Villa dei Mostri” di Bagheria, innumerevoli sono quelle che riguardano i due cosiddetti “pupi” in cui ci si imbatte subito prima di entrare dal maestoso cancello, divenuto l’odierna via di accesso.

L’originario ingresso era in realtà sul lato opposto, quello settentrionale, dove un arco immetteva ad un lungo viale popolato da quelle sculture grottesche che abbiamo visto nella ricostruzione, forse troppo romanzata, offertaci da Giuseppe Tornatore nel suo Baaria.

Nella pellicola del premio Oscar troviamo già un buon campionario di tutte quelle fantasiose leggende che avvolgono la villa, i mostri e il loro negromante committente, a partire dalle dicerie secondo le quali le donne in gravidanza non dovessero volgere lo sguardo a quelle figure per non incorrere nel rischio che il nascituro ne potesse riportare le sembianze.

Si parla proprio di fantasiose leggende perchè nulla di scritto o documentato con certezza ci giunge nè da Francesco Ferdinando Gravina e Alliata, VII Principe di Palagonia, committente a partire dal 1749 dei corpi bassi della villa, insieme a questo popolo di personaggi insoliti, nè dai suoi contemporanei.



Questo alone di mistero che aleggia intorno a Villa Palagonia ha del resto contribuito ad accrescerne la fama e l’interesse da parte dei viaggiatori sin dal ‘700 ma anche degli odierni turisti. I due Pupi di Palagonia, “palaunia” per gli autoctoni, accolgono all’ingresso i visitatori e meritano una pagina a parte per le loro fattezze.

Le due grandi sculture raffigurano due nani realizzati in pietra ammonitica, che non a caso rientra in una particolare simbologia esoterica secondo la quale vada tenuta in casa per portare salute e prosperità.

Come per le altre sculture anticamente poste sul viale di accesso e dinanzi agli ingressi, anche queste due sono posizionate su dei piedistalli, suddivisi in moduli, che creano una particolare sproporzione rispetto alle figure stesse.

Ciò che colpisce, oltre alle espressioni del loro volto, le grandi narici, le bocche spalancate e le orecchie giganti, so bene di descrivervi dei bei tipi che di sicuro incuriosiranno i lettori che non li conoscono ancora, è il loro abbigliamento all’orientale.

È una scelta senza dubbio insolita se si pensa alla loro epoca di realizzazione, e se non si ammette che quel principe negromante più che un pazzo doveva essere un uomo istruito, un viaggiatore che di sicuro si era documentato anche sulle altre culture.

Per non deludere quanti si stanno appassionando alla descrizione dei due Pupi, non posso omettere la loro calvizie, fronte molto spaziosa a voler essere clementi, e la discutibile posizione delle loro mani.

Sulla sinistra, la statua scalza, volge le braccia al capo quasi in un contemporaneo “Matri mia!”, sulla destra invece, braccia sul ventre e mano destra che sorregge uno dei due calzari con un’aria minacciosa, non è chiaro se nei riguardi dei passanti o, più probabilmente, verso il compare pupo, quasi a dirgli “ora ti ni rugnu un colpo!”.

Non è inappropriato identificare i due come delle vere e proprie sentinelle poste a guardia del palazzo, di sicuro silenziose e poco reattive in caso di necessità, ma senza dubbio molto espressive in questo loro immaginario quanto lapidario dialogo.

I Pupi di Palagonia sono ormai entrati, a ragione, nel lessico dei bagheresi ad indicare, oltre alla non baldanza, la staticità di quegli individui che proprio a “palaunia”, sulla piazza antistante la Villa dei Mostri, come le due sculture, stanno lì ad osservare il lento scorrere delle giornate o, come piace dire a noi, se ne stanno a guardare il passío, dedicando la restante parte del loro tempo a produrre delle perle di pensiero in merito alle vicende più delicate della vita che, come in ogni paese siciliano che si rispetti, si discutono in pubblica piazza.
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