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"Vive" con Delon e la Cardinale: Giuseppe, custode del museo del Gattopardo

Nel borgo dei riti religiosi, nella stretta via Roma, incontriamo un personaggio illustre: ecco l'intervista a Giuseppe Cusmano custode del Museo del Gattopardo

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 18 gennaio 2026

Giuseppe Cusmano

«Comune, associazioni e realtà locali sono ancora in tempo per realizzare un progetto che, sfruttando le risorse interne del paese, sia in grado di creare un polo di attrazione per i cultori del cinema, dell’arte e del folklore». Sono parole dette e scritte da un uomo vero, il talismano di Ciminna, Giuseppe Cusmano.

Nel borgo dei riti religiosi e de “Il Gattopardo”, nella stretta via Roma, incontriamo un personaggio illustre. Il silenzio ciminnese accompagna quelli che, a breve, rappresenteranno i nostri ultimi passi prima della gloria (eterna). Ad attenderci, con fare delicato e gentile, Giuseppe, organizzatore di tanti eventi culturali. Per lui, “anima e core” di Ciminna, luccicano gli occhi durante i racconti.

Il Museo del Gattopardo rappresenta uno dei punti di forza del comune palermitano. È l’esatto istante in cui inizia la visita e l’attenzione si sposta alle curiosità e gli aneddoti legati al film. L’attività culturale è stata voluta espressamente da Giuseppe (non ci stanchiamo di ripetere il suo nome), con dinamismo e capacità.

E ne rivendica la bellezza. Quello che Ciminna visse nel 1962, potevamo solo immaginarlo. Invece no, è diventata realtà. In una dialettica principesca (senza farci mancare lo spirito nobiliare), ogni singolo passaggio è atto di conoscenza e di apprendimento.

Dietro alle riprese cinematografiche si celano segreti, detti e improvvisazioni, che solo in pochi possono descrivere minuziosamente. Tra una sezione e un’altra siamo (in)-coscienti della grandezza dell’opera. E (lui) ti porta indietro nel tempo, rivivendo nei suoi particolari le scene mozzafiato.

In un silenzio assordante splende il contenuto, quello che ti spinge a entrare dentro una forma spassionata. Passiamo velocemente dai primi sopralluoghi del paesino (sarebbe diventata la Donnafugata di Tomasi di Lampedusa) da parte dei soggetti che collaborarono alla realizzazione del film fino alle immagini che immortalarono la preparazione del set.

Ci sentiamo parte integrante, catapultati in un ambiente lontano dalla modernità. Entrati in un’ottica visionaria del tutto eccezionale, la seconda parte della visita ci vede occupati a riconoscere - ove fosse possibile - gli attori principali. Da Burt Lancaster a Claudia Cardinale e poi, in una filastrocca bizzarra… Alain Delon, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Mario Girotti (Terence Hill), Ottavia Piccolo, Pierre Clementi e tanti altri.

Affascinati da cotanta bellezza, la visita si protrae ancora a lungo. Il prossimo step riguarda la sezione dedicata ai backstage. Entra in scena Giuseppe. Il suo non è un monologo. Narra i fatti da protagonista. Non dimentica nulla: «I dettagli fanno la differenza». Ha perfettamente ragione.

Riesce a catturare l’attenzione dei visitatori con chicche interessanti. Quando giungiamo alle sezioni espositive, lo stesso dedica un pensiero al lavoro svolto. È stato un percorso duro, di ricerca e professionalità. Non è da tutti!

Trombe, clarinetti, un tamburo, schede elettorali, volantini, bolli, registro, la bandiera tricolore, due ritratti di Giuseppe Garibaldi, copia del manoscritto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, copia della sceneggiatura (scritta da Suso Cecchi D’Amico), 108 foto in originale (album personale di Burt Lancaster), delle porcellane (donate dalla signora Joanna Lancaster - figlia di Burt), oltre alle locandine della Century Fox e varie fanno parte della ricca collezione museale.

Nella fase conclusiva, quando tutto sembra volgere al termine, Giuseppe Cusmano esce dal cilindro un paio di novità importanti. Nella prima, entro quattro mesi circa - dopo un lungo lavoro comunicativo - Ciminna si arricchirà di una delle carrozze presenti durante le riprese. Un cimelio che porterà nuova linfa e… presenze turistiche.

Nella seconda, tra leggende popolari e bugie, lo stesso storico ha fornito tutte le verità che riguardano la Chiesa Madre e i processi post-conclusione del film. Un atto dovuto e trascritto nel libro “La chiesa che raccontò il Gattopardo”.

Una chiusura in grande stile, nella speranza - come desiderato dall’autore - che Ciminna, i musei, le chiese, i siti archeologici e la biblioteca, ricevano il giusto riconoscimento. E magari… seguendo le orme di Giuseppe Cusmano.
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