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L’eccezionale vita di Rosalia Novelli: l'artista palermitana che visse nel '600 tra lutti e arte

Figlia del pittore Pietro Novelli, quella di Rosalia è la storia di una grande artista ma soprattutto di una donna che si distinse per arte, spessore culturale e perché non dirlo, per la sfortuna dei mariti

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 24 maggio 2021

Ogni volta che leggo e rileggo l'articolo della Prof. Santina Grasso, storica dell'arte, sulla rivista Kalòs – anno XIX aprile/giugno 2007, sulla vita di Rosalia Novelli mi appassiono sempre più alla figura di artista e donna del suo tempo di sicura sensibilità intellettuale fuori dal comune.

Nata il primo febbraio del 1628, cioè all'incirca quattro anni dopo il rinvenimento del corpo di Santa Rosalia e dal miracolo della peste, cresce nell'humus artistico della famiglia paterna insieme al fratello Pietro Antonio e da cui si pensa modellò le sue innate doti di pittrice.

Immagino il genitore Pietro Novelli che impartì alla sua progenie le capacità intellettuali e artistiche coltivandone l'istruzione personale; infatti, cosa rara all'epoca, Rosalia sapeva scrivere e, a quanto pare, viste anche le fonti archiviste, era abituata a farlo spesso, quindi non era abituata semplicemente alla "firma" di rito.



Dalle note della prof. Grasso sappiamo che il padre Pietro, per assicurare una notevole dote alla figlia promessa sposa, si indebitò abbastanza. Il primo atto di matrimonio (di una lunga serie) è datato l'8 giugno del 1647, la giovane Rosalia aveva solo 19 anni e sposa nella non più esistente parrocchia di Santa Croce (oggi area Quaroni) Don Carlo Maria Durante e Poerio di 28 anni che, come specifica l'autrice dell'articolo, ricopre il ruolo di referendario e segretario del Regno avendo il titolo di utriusque juris doctor (cioè dottore in entrambi i diritti) ruolo di fondamentale e prestigiosa importanza, cioè un colpo davvero importante per il nome della famiglia Novelli!

Ma alle fastose nozze di Rosalia sopravvenne un anno davvero duro poiché il 27 agosto del 1647 Pietro Novelli muore dopo essere stato colpito al braccio durante la rivolta (lasciando presumibilmente l'ultima sua opera, la presentazione di Maria al tempio conservata nella sfortunata Chiesa di San Matteo e Mattia al Cassaro dell’Arciconfraternita dei Miseremini).

Erede universale designato dal padre Pietro è il figlio e fratello di Rosalia, Pietro Antonio che doveva far fronte al debito lasciato dalla dote del matrimonio di Rosalia.

La prof. Grasso ci parla del lascito di Pietro Novelli: la maggior parte dei beni viene venduta per soddisfare il debito matrimoniale contratto con Don Carlo Maria chiedendo allo stesso, nel limite del possibile, di accontentarsi di ciò che si poteva pagare al momento ma, a quanto pare, Don Carlo non né fu proprio appagato (simpatico il genero, le cose giuste).

Il 17 febbraio del 1648 Don Carlo inviò una supplica al Re tramite il Cardinal Trivulzio (all'epoca Viceré del Regno) per ottenere quanto gli spettava dalla dote, ma sfortunatamente Don Carlo morì qualche mese dopo la richiesta (pace all'anima sua) e, per completare l'opera, il 28 maggio del 1648 muore pure il suocero di Rosalia, Don Giovanni Paolo Durante e Rosalia divenne erede universale di tutto il patrimonio della famiglia Durante compreso il titolo di segretario e referendario del regno (poiché era divenuto ereditario tramite il privilegio di Filippo IV dal 21 dicembre del 1647, insomma un viaggio e tri sirbizza).

Questo titolo era molto redditizio ed ambito e per tutta sicurezza il suocero nel testamento designò come successore un certo Pellegrino Busacca con l'obbligo di sposare la nuora Rosalia entro un anno dalla sua morte, (immagino che il buon Busacca se la sia fatta a corsa per sposarsi) poi per fortuna il suocero cambiò idea e con una postilla dell’1 giugno del 1648 decise di lasciare libera scelta alla nuora di designare chi volesse (i padri saggi dell'epoca).

Ma Rosalia ebbe un altro duro colpo dalla vita: nel giugno dello stesso anno muore anche il fratello Pietro Antonio (probabilmente per le febbri che maligne si svilupparono in quel periodo).

Comunque, per sposarsi con Rosalia ed ereditare il titolo era necessario che il pretendente fosse un giurista, ed ecco spuntare un altro utriusque, il vedovo Don Diego Bono da Corleone; i due convolarono a nozze il 15 luglio del 1648 nella Chiesa di Nicolò all'Albergheria, fu un matrimonio lungo e spero felice per la nostra Eroina.

Purtroppo anche Don Diego ci lascia e il 12 aprile del 1667 Rosalia si sposa nuovamente nella Chiesa del SS. Crocifisso all'Albergheria (che ho già trattato in un mio precedente articolo) con l'ennesimo utriusque, Don Lorenzo Ferretti originario di Alcara, non vi dico come va a finire...

Rosalia rimane nuovamente vedova nel 1684 (e secondo me gli utriusque preferirono rimanere in vita). Questo e un atto del 1688 sono gli ultimi documenti che ci parlano della vita privata di Rosalia Novelli e dalla quale, oltre alla sfortunata vita, si può dedurre la zona della Città in cui visse, cioè l’Albergheria vicino ai Carmelitani e Gesuiti.

Tralascio tutte le opere d'arte realizzate da Rosalia Novelli la quale non dipingeva per bisogno, perché dagli atti si evince l'agiatezza economica e la solidità sociale in cui visse, ma per il proprio diletto e per quello spirito artistico che le lasciò in eredità il Padre, Pietro Novelli, e che purtroppo non poté trasmettere in eredità ad una progenie poiché, pur avendo avuto diversi matrimoni, non ebbe figli.

Questa è la storia di una apprezzatissima artista ma prima di tutto di una Donna che nel '600 si distinse per arte, spessore culturale e perché non dirlo per la sfortuna dei mariti.
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