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L'itinerario del ricordo fra statue e dipinti: Camilleri "rivive" tra le strade agrigentine

In provincia di Agrigento due simboli artistici ricordano il famoso scrittore ad un anno dalla sua scomparsa: sono una scultura che invita a sostare ed un murale a "Vigata"

Beniamino Biondi
Critico cinematografico
  • 20 luglio 2020

Lo scrittore Andrea Camilleri

Pare che il senso di responsabilità, alla fine, abbia prevalso sugli eventi di commemorazione a un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri. Pare che il ricordo doveroso e commosso di due comunità – quella di Porto Empedocle, sua città natale, e quella di Agrigento – abbia spento le tensioni che per qualche giorno alcuni commentatori seriali avevano tentato di favorire, con calcolata ingenuità e più basso movente, nel tentativo di contrapporre all’idea del tributo di memoria al grande scrittore il conflitto fra le due città, vicine, che lo hanno – di fatto congiuntamente – celebrato.

Tentativi che una volta sconfitti dalla sostanza delle cose hanno perduto un’identità chiara e non sono stati assunti alla rivendicazione di chi li ha posti in essere: sono scomparsi, semplicemente, come molte piccole cose inutili della vita quotidiana.

Sì, perché nel caso specifico gli assunti concettuali che hanno presieduto i numerosi tentativi di argomentazione logica erano davvero grotteschi e del tutto insostenibili, partoriti da eccessi di opinione che non nascondono uno straccio d’idea.



Uno scrittore, qualunque esso sia, appartiene alla comunità del mondo: dei lettori, innanzitutto, e poi della città che gli ha dato i natali, di quella in cui si è formato, di quella in cui ha vissuto, e dei luoghi in cui ha scritto e nei quali ha fatto esperienza di vita, e se - come nel caso di Andrea Camilleri - tutto il suo mondo ideale ha finito per essere ammantato di Sicilia, allora la sua stessa identità appartiene di diritto a una sorta di memoria collettiva che è bene gli dia il suo tributo.

Il ricordo ha un valore di presidio di cultura e di difesa del vivere civile, ed ecco che Porto Empedocle e Agrigento hanno dato la migliore testimonianza di sé con due iniziative che hanno immediatamente ricevuto il sostegno delle amministrazioni comunali di riferimento e si sono risolte in un momento più grande di celebrazione del senso di comunità, venendo meno le ragioni contrapposte di un retorico municipalismo di fronte alle cose che oggi rimangono e che esistono, belle per come sono state realizzate.

A Porto Empedocle, la città che ha dato i natali a Camilleri, il ricordo è stato affidato a un grande murale che raffigura lo scrittore nell’atto di affacciarsi quasi a un dialogo: lo fa in modo curioso eppure in qualche maniera discreto, proprio a un fianco del Comune, vigile delle sorti del suo paese.

A realizzare l’opera, che appare in pieno contesto, e perciò senza quegli effetti di fastidioso straniamento che sovente hanno gli interventi di street art, l’artista siciliano Salvo Ligama - uno dei più noti e tra i più incisivi, anche per i suoi interventi di ripensamento degli spazi urbani attraverso l’espressione visiva - che per alcuni giorni ha lavorato mentre la comunità gli si assiepava intorno a sostenerlo.

Per lui è stato compiere un atto d’amore e di devozione culturale verso un autore che ama e che ha voluto rappresentare in forme realistiche, deliberatamente, rinunciando alla tentazione di un progetto di interpretazione artistica del mondo letterario dello scrittore: è lui – sono parole di Ligama – una “icona trasversale” dei suoi stessi personaggi, e l’intuizione dell’artista è stata proprio la risposta a questa semplice tautologia: Camilleri è Andrea Camilleri.

A volere quest’opera, dentro un più articolato progetto di rigenerazione urbana del centro storico, due associazioni attivissime e con le idee chiare: Mariterra e Archeoclub Sezione di Agrigento. Presiedute rispettivamente da Erika Zoppo e Angela Roberto, donne impegnate che traducono l’amore per i luoghi in impegno civile, insieme a tanti altri che hanno deciso di fare gruppo con uno spirito di sincera solidarietà e chiaro intento, le due associazioni hanno inaugurato un vero e proprio percorso turistico sui luoghi dello scrittore valorizzando ancora una piccola e suggestiva scalinata sulle cui alzate sono stati scritti i nomi di alcuni romanzi dello scrittore, tracce concrete di quella Vigata letteraria che inizia proprio fra questi vicoli ansati e alcune splendide aperture di varco.

Ad Agrigento, città nella quale Camilleri si è formato agli studi classici, scegliendo un piccolo e prezioso slargo che ha finito per diventare come la più piccola piazza al mondo, tra la via Atenea e la strada in cui visse per qualche tempo Luigi Pirandello, il Comune ha voluto ricordare lo scrittore proprio a ridosso di una scalinata che è stata simbolo di invenzione romanzesca con la collocazione di una statua di Giuseppe Agnello, uno dei più famosi scultori siciliani.

Più che una statua, in realtà, è una composizione materica che sembra richiamare un frammento possibile di vita quotidiana come anche un fotogramma cinematografico ritessuto a ospite fisso di Agrigento. C’è Andrea Camilleri, seduto, non con la postura di chi si ritrae dalla folla e si schermisce rinchiuso al proprio spazio ma con la serena comodità di chi osserva il passeggio in attesa di un saluto e di un colloquio amichevole.

A fianco a lui un tavolino, su cui distende il braccio, con due libri che lo accompagnano, e una sedia vuota: l’invito alla sosta è chiaro e provocato, e difatti si è fatta la fila perché tutti hanno voluto uno scatto accanto al Maestro, ognuno portando qualcosa di sé: chi sorridendo, chi intimidito, chi alle spalle in un abbraccio e chi in gruppo di famiglia come ritrovando un parente venuto da lontano.

L’opera, pregevolissima, ha trovato proprio nella sedia vuota il suo punto di forza, la sua idea fortissima di dialogo; e del resto Giuseppe Agnello, che è artista anche nella sua trasognata fisicità di uomo, ha sempre lavorato nel rapporto fra la materia e lo spazio reale, indagando il rapporto spaziale come luogo di risanamento identitario.

A corollario dell’inaugurazione, ma in realtà per meglio comporre un senso pieno al ricordo, presentati dall’attrice Barbara Capucci – che ha concluso con un’intensa interpretazione di un famoso brano di Simon & Garfunkel -, si sono dati il passo Sebastiano Lo Monaco, Direttore Artistico del Teatro Pirandello, che con un breve monologo ha rievocato l’esame sostenuto per l’ammissione all’ “Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico”, proprio con il professore Camilleri, nel 1977, e Salvatore Ferlita, saggista tra i maggiori che vanta oggi la Sicilia, che ha presentato il volume postumo del Commissario Montalbano dal titolo “Riccardino”, per i tipi di Sellerio, un’occasione ghiotta di lettura che ha conquistato il pubblico anche grazie alla lettura di alcuni brani che ne ha fatto Gaetano Aronica, Presidente della Fondazione Teatro Pirandello, interprete eccezionale sotto lo sguardo complice – e compiaciuto, certamente – della statua di Andrea Camilleri.

E quando sembrava che tutto fosse concluso, da un balcone l’attore Giugiu Gramaglia ha recitato ancora alcuni passi d’altri libri all’ultima luce del tramonto. Porto Empedocle, Agrigento, la Sicilia: è passato un anno dalla morte di Camilleri ed è come se lui fosse ancora vivo perché rimangono i suoi libri, il ricordo della sua voce arrochita dal fumo, la nettezza delle sue idee, e come a guardarsi da lontano un murales e una statua che nel modo più bello diventano essi stessi un racconto della memoria.

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