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Rischio flop delle nuove piste ciclabili a Palermo: "Fondi in bilico", che succede

A lanciare l'allarme è la Consulta della Bicicletta del Comune, che parla del rischio di perdere i finanziamenti, fra tracciati che cambiano, proteste e lavori a rilento

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 11 maggio 2026

Pista ciclabile in viale Regione

Otto milioni di euro, 28 chilometri di nuove piste ciclabili e una data che si avvicina: 30 giugno 2026. È attorno a questi tre elementi che si sta consumando l’ennesima partita palermitana sulla mobilità sostenibile. Una partita che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto servire a cucire pezzi di città oggi scollegati, unendo la Costa Sud, la Stazione Centrale, il lungofiume Oreto e i poli universitari, ma che adesso rischia di trasformarsi in un nuovo caso politico e amministrativo.

A lanciare l’allarme è la Consulta della Bicicletta del Comune di Palermo, che in una nota esprime il proprio «disappunto» e si dissocia dalle modalità con cui l’amministrazione comunale starebbe procedendo alla realizzazione delle nuove ciclovie. Il progetto complessivo è finanziato dal PNRR per 7.439.945 euro, a cui si aggiungono 525 mila euro di un altro intervento di collegamento tra sedi universitarie e stazioni, per un totale di 7.964.945 euro.

Il primo lotto prevede 10 chilometri, già conclusi; il secondo altri 18 chilometri, da completare per l’appunto entro il 30 giugno 2026.

È proprio sul secondo lotto che, secondo l’organismo consultivo, il percorso si sarebbe inceppato. Pur essendo il progetto esecutivo già appaltato e condiviso con stakeholder e Circoscrizioni, finora sarebbero state realizzate soltanto alcune porzioni considerate «periferiche e marginali», scollegate dalla rete ciclabile già esistente. Una rete che, a Palermo, resta ancora fragile e discontinua: più simile a una somma di tratti separati che un sistema capace di accompagnare davvero gli spostamenti quotidiani.

È qui che la questione diventa più ampia della singola pista. Perché una ciclabile non funziona se resta un segno sull’asfalto: funziona se collega quartieri, scuole, università, stazioni, ospedali e luoghi di lavoro, se permette a una persona di scegliere la bici non solo la domenica o per una passeggiata, ma per andare davvero da un posto all’altro della città.

Su questo punto la nota sposta il terreno dello scontro: non soltanto sui tracciati, ma sull’idea stessa di mobilità che Palermo continua a rimandare, contestando la rappresentazione delle piste ciclabili come ostacolo al traffico o danno per le attività economiche. «Avallare la narrazione secondo la quale il commercio al dettaglio vivrebbe solo in funzione dell’automobile e non trarrebbe vantaggio dalla mobilità pedonale e ciclabile - scrive - è anacronistico e già smentito persino dalle poche esperienze virtuose di Palermo, per non parlare del resto del mondo».

Una questione che riguarda anche la qualità dell’aria e la salute pubblica. «Piegarsi alle richieste di avere strade sempre più a dimensione esclusiva delle automobili private - continua - equivale a non prendere minimamente in considerazione i problemi relativi agli inquinanti e cancerogeni a cui tutti siamo esposti e che a Palermo risultano tra i peggiori in Italia». Da qui il rischio «che le modifiche in corso finiscano per snaturare l’idea originaria di rete prevista dal PUMS e dal Piano della mobilità dolce».

Tra i passaggi più delicati ci sono corso Calatafimi e un tratto di viale Regione Siciliana. L’obiettivo è scongiurare l’eliminazione delle piste ciclabili previste su questi assi: alcune variazioni, secondo quanto sostiene la Consulta, disattenderebbero anche gli impegni assunti per il riconoscimento Unesco del percorso arabo-normanno.

Da qui la decisione di ricorrere all’accesso agli atti per ricostruire i passaggi politici e burocratici che avrebbero portato al blocco dei cantieri e alla ricerca di soluzioni alternative. Nella nota si parla di varianti, aggravio dei costi di progettazione e proteste nate attorno a progetti che, secondo l’organismo consultivo, non sarebbero stati condivisi in modo adeguato.

Ma il nodo più pesante riguarda il rischio di perdere il finanziamento. La scadenza indicata è il 30 giugno 2026. A quel punto, osserva la Consulta, il problema non sarebbe più soltanto progettuale ma anche contabile: chi pagherebbe i lavori già eseguiti? Il timore evocato è quello di un possibile danno erariale e del ricorso a debiti fuori bilancio che finirebbero sulle casse comunali.

La frattura, però, non è solo tra Consulta e amministrazione. È nella città. Le ciclovie sono diventate il terreno su cui si scontrano due Palermo: quella che invoca strade più sicure, meno auto e percorsi continui per muoversi in modo sostenibile, e quella che teme di perdere parcheggi, clienti e corsie di marcia.

A raccontare il fronte del no c’è una petizione online che chiede l’eliminazione della pista ciclabile sul viale Regione Siciliana, definendola «pericolosa e problematica». Nel testo si denunciano il restringimento della carreggiata, l’aumento del traffico, la riduzione dei parcheggi e i possibili rischi legati alla vicinanza con le fermate degli autobus.

Di segno opposto la reazione di altri cittadini, che sui social parlano di una città incapace di cambiare. «Sono davvero molto amareggiato per il fatto che a Palermo non cambierà mai nulla», scrive un utente su Facebook, citando lo stop alla ciclabile in corso Calatafimi, la rimozione del tratto in viale Regione Siciliana e le proteste in via Alcide De Gasperi.

«In molti Paesi sviluppati si stanno creando le cosiddette “autostrade ciclabili” e qui non siamo nemmeno in grado di creare qualche chilometro di pseudo piste ciclabili perché le “lobby” degli automobilisti e dei posteggiatori in doppia e tripla fila seriali stanno avendo la meglio».

È dentro questa frattura che adesso dovrà arrivare la risposta dell’amministrazione. Balarm ha chiesto una replica all’amministrazione per chiarire lo stato di avanzamento del secondo lotto, il rispetto della scadenza PNRR e l’eventuale modifica dei tracciati. Al momento siamo in attesa di riscontro.
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