Se hai paura delle galline forse è colpa del siciliano: ecco 6 frasi da (non) dire
Il siciliano è pieno di modi di dire in cui galli, uova e galline la fanno da padroni. Sei poi ne hai paura o ti fanno un po' schifo la situazione è più complicata. Quali sono
Pochi lo sanno, ma l’11 di ottobre e la giornata mondiale delle uova. Questa scoperta la feci proprio l’11 ottobre del 2022, apprendendola da tg. La notizia successiva fu l’annuncio della morte dell’attrice Angela Lansbury, meglio nota come la signora in giallo, la signora Fletcher. Quel dì imparai due cose fondamentali per la mia esistenza: a) esisteva la giornata mondiale delle uova b) la signora Fletcher era morta per la giornata mondiale delle uova.
Il mio animo indagatore mi portò a volerne sapere di più, e scopri che il grande Alfred Hichtcock -anche lui inevitabilmente legato al mondo dei morti ammazzati- era un grandissimo ovofobico, e cioè aveva paura delle uova. Lui, che aveva fatto il film "Gli uccelli", aveva paura delle uova. E lo dichiarò apertamente: “Quel coso bianco, tondo, senza buchi, che poi si rompe e dentro c’è un coso giallo, tondo, senza buchi… Brrr! Ha mai visto niente di più orrendo di un tuorlo d’uovo che si rompe e spande il suo liquido giallo? Il sangue è allegro, è rosso. Ma il tuorlo è giallo, schifoso. Non l’ho mai assaggiato”.
Per di più, scoprii che scomponendone il cognome ne veniva fuori Hitch, che in inglese significa “agganciare”, e cock, che significa “gallo”. O peggio ancora Hitch (agganciare) e cock, che in inglese può significare anche… beh, fossi in voi eviterei di cercalo su Google. “Cock…” ripetetti; che poi si pronuncia come uovo alla coque, che noi chiamiamo ciurusu, proprio perché la consistenza lo rende simile alla cera. “Oh Fly!”, esclamai a quel punto, sbigottito, da buon alectorofobico quale sono. Ebbene sì, lo ammetto, Vostro Onore, sono alectorofobico: ho la fobia per le galline. E forse è proprio colpa del siciliano, intesa come cultura siciliana.
Eh già, voi forse non ci avete fatto caso ma il siciliano è pieno di modi di dire in cui galli, uova e galline la fanno da padroni. "Iaddina ca camina s'arricogghi ca vozza china" (la gallina che cammina torna con il gozzo pieno -di cibo-). Questa la usava nonna ogni volta che mandava nonno in spedizione a Ballarò per la spesa, costringendolo a fare 2km a piedi sotto il sole cocente. Il più delle volte tornava a casa a mani vuote e rincoglionito dalla botta di caldo, ma questo è spiegabile dal fatto che nonno in fondo non era una gallina. Ogni Iaddu canta supra la so munizza (ogni gallo canta sopra la sua immondizia). Questa la sentii dire sempre a nonna, indirizzata a donna Assunta, sua vicina di casa e acerrima nemica. Donna Assunta effettivamente era un po’ auto-orientata, e sosteneva fermamente che tutto quello che le appartenesse (anche se non era vero, e non era assolutamente vero) fosse migliore di quello degli altri: “a me casa, me marito, me figghiu”, e così via.
La cosa scemò leggermente quando donna Assunta scoprì che “me maritu”, cioè suo marito, in realtà conduceva una seconda vita con un’altra moglie, un altro figlio, in un’altra casa."A iaddina fa l'ovu e o' iaddu c'abbampa u culu" (la gallina fa l’uovo e al gallo gli brucia il culo). Questa invece la usava nonno, perlopiù quando non c’era nonna… solamente quando non c’era nonna, accompagnata dall’espressione: “Gianlù, non ti maritare mai!”. Probabilmente significava che, per una sorta di trasferimento empatico del dolore, lui -in questo caso eccezionalmente nel ruolo di gallina- operava le fatiche, e nonna -non troppo eccezionalmente nel ruolo di gallo- ne avvertiva i fastidi al posto suo.
E vabbè. Sempre nonno, esclusivamente in assenza di nonna, soleva dire:"Donna Betta cuntrariusa metti l'acqua e’ addini quannu chiovi" (Donna Berta contrariosa mette l’acqua alle galline quando piove). Effettivamente nonna era leggermente autocrata, tant’è che nonno in intimità la chiamava affettuosamente Pol Pot. Infatti, nelle estasi dittatoriali, quando capitava che io dessi ragione al nonno, lei mi riprendeva subito dicendo: “i picciriddi hannu a parrari quannu piscia a iaddina” (i bambini devono parlare quando fa la pipì la gallina). Questa onestamente non l’ho mai capita. E d'altronde non ebbi neanche il tempo di spiegare a nonna -solo dopo averlo appreso da grande nei libri di scienze- che le galline in realtà non hanno vescica, quindi non fanno letteralmente pipì. L’urina, quindi, non è separata dalle feci; Anzi, viene mescolata ad acido urico ed espulsa insieme alle feci dal cloaca. Questo produce formalmente il fumiere, parola che nonno utilizzava spesso per epitetare l’amministratore del condominio (è un pezz’i fumieri), poiché nonno era convinto irremovibilmente che il male assoluto del mondo fosse l’amministratore del condominio.
Ultimo, e non ultimo per esaurimento del discorso ma solamente dello spazio, ricordo: “muaittu ‘nta l’uovo” (morto nell’uovo). Questo modo di dire, neanche a dirlo, lo utilizzava nonna rivolgendosi a nonno, tutte quelle volte che, secondo lei, nonno svolgeva un po’ troppo a rilento gli ordini che gli venivano impartiti. Ci si riferisce principalmente alla morte di un embrione all'interno dell'uovo, una condizione comune in avicoltura per varie cause (temperature errate, umidità, patologie, cattiva gestione). In questo caso più figurativa, volta a evidenziare la poca reattività di nonno agli stimoli esterni, ponendolo in paragone ad al pulcino mai venuto al mondo, la cui vita si è spenta ancor prima di nascere dentro al guscio stesso.
Detto questo, vi rivolgiamo i nostri più sentiti saluti, sperando che la puntata di Sicily& Alektorophobia sia stata di vostro gradimento. Promettiamo di tornare a parlarne quanto prima possibile. Parola di Francesco Amadori!
Il mio animo indagatore mi portò a volerne sapere di più, e scopri che il grande Alfred Hichtcock -anche lui inevitabilmente legato al mondo dei morti ammazzati- era un grandissimo ovofobico, e cioè aveva paura delle uova. Lui, che aveva fatto il film "Gli uccelli", aveva paura delle uova. E lo dichiarò apertamente: “Quel coso bianco, tondo, senza buchi, che poi si rompe e dentro c’è un coso giallo, tondo, senza buchi… Brrr! Ha mai visto niente di più orrendo di un tuorlo d’uovo che si rompe e spande il suo liquido giallo? Il sangue è allegro, è rosso. Ma il tuorlo è giallo, schifoso. Non l’ho mai assaggiato”.
Per di più, scoprii che scomponendone il cognome ne veniva fuori Hitch, che in inglese significa “agganciare”, e cock, che significa “gallo”. O peggio ancora Hitch (agganciare) e cock, che in inglese può significare anche… beh, fossi in voi eviterei di cercalo su Google. “Cock…” ripetetti; che poi si pronuncia come uovo alla coque, che noi chiamiamo ciurusu, proprio perché la consistenza lo rende simile alla cera. “Oh Fly!”, esclamai a quel punto, sbigottito, da buon alectorofobico quale sono. Ebbene sì, lo ammetto, Vostro Onore, sono alectorofobico: ho la fobia per le galline. E forse è proprio colpa del siciliano, intesa come cultura siciliana.
Eh già, voi forse non ci avete fatto caso ma il siciliano è pieno di modi di dire in cui galli, uova e galline la fanno da padroni. "Iaddina ca camina s'arricogghi ca vozza china" (la gallina che cammina torna con il gozzo pieno -di cibo-). Questa la usava nonna ogni volta che mandava nonno in spedizione a Ballarò per la spesa, costringendolo a fare 2km a piedi sotto il sole cocente. Il più delle volte tornava a casa a mani vuote e rincoglionito dalla botta di caldo, ma questo è spiegabile dal fatto che nonno in fondo non era una gallina. Ogni Iaddu canta supra la so munizza (ogni gallo canta sopra la sua immondizia). Questa la sentii dire sempre a nonna, indirizzata a donna Assunta, sua vicina di casa e acerrima nemica. Donna Assunta effettivamente era un po’ auto-orientata, e sosteneva fermamente che tutto quello che le appartenesse (anche se non era vero, e non era assolutamente vero) fosse migliore di quello degli altri: “a me casa, me marito, me figghiu”, e così via.
La cosa scemò leggermente quando donna Assunta scoprì che “me maritu”, cioè suo marito, in realtà conduceva una seconda vita con un’altra moglie, un altro figlio, in un’altra casa."A iaddina fa l'ovu e o' iaddu c'abbampa u culu" (la gallina fa l’uovo e al gallo gli brucia il culo). Questa invece la usava nonno, perlopiù quando non c’era nonna… solamente quando non c’era nonna, accompagnata dall’espressione: “Gianlù, non ti maritare mai!”. Probabilmente significava che, per una sorta di trasferimento empatico del dolore, lui -in questo caso eccezionalmente nel ruolo di gallina- operava le fatiche, e nonna -non troppo eccezionalmente nel ruolo di gallo- ne avvertiva i fastidi al posto suo.
E vabbè. Sempre nonno, esclusivamente in assenza di nonna, soleva dire:"Donna Betta cuntrariusa metti l'acqua e’ addini quannu chiovi" (Donna Berta contrariosa mette l’acqua alle galline quando piove). Effettivamente nonna era leggermente autocrata, tant’è che nonno in intimità la chiamava affettuosamente Pol Pot. Infatti, nelle estasi dittatoriali, quando capitava che io dessi ragione al nonno, lei mi riprendeva subito dicendo: “i picciriddi hannu a parrari quannu piscia a iaddina” (i bambini devono parlare quando fa la pipì la gallina). Questa onestamente non l’ho mai capita. E d'altronde non ebbi neanche il tempo di spiegare a nonna -solo dopo averlo appreso da grande nei libri di scienze- che le galline in realtà non hanno vescica, quindi non fanno letteralmente pipì. L’urina, quindi, non è separata dalle feci; Anzi, viene mescolata ad acido urico ed espulsa insieme alle feci dal cloaca. Questo produce formalmente il fumiere, parola che nonno utilizzava spesso per epitetare l’amministratore del condominio (è un pezz’i fumieri), poiché nonno era convinto irremovibilmente che il male assoluto del mondo fosse l’amministratore del condominio.
Ultimo, e non ultimo per esaurimento del discorso ma solamente dello spazio, ricordo: “muaittu ‘nta l’uovo” (morto nell’uovo). Questo modo di dire, neanche a dirlo, lo utilizzava nonna rivolgendosi a nonno, tutte quelle volte che, secondo lei, nonno svolgeva un po’ troppo a rilento gli ordini che gli venivano impartiti. Ci si riferisce principalmente alla morte di un embrione all'interno dell'uovo, una condizione comune in avicoltura per varie cause (temperature errate, umidità, patologie, cattiva gestione). In questo caso più figurativa, volta a evidenziare la poca reattività di nonno agli stimoli esterni, ponendolo in paragone ad al pulcino mai venuto al mondo, la cui vita si è spenta ancor prima di nascere dentro al guscio stesso.
Detto questo, vi rivolgiamo i nostri più sentiti saluti, sperando che la puntata di Sicily& Alektorophobia sia stata di vostro gradimento. Promettiamo di tornare a parlarne quanto prima possibile. Parola di Francesco Amadori!
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