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Una "rigenerazione culturale" per Palermo: il piano del nuovo assessore Antonio Rini

42 anni, presidente della Commissione Urbanistica ed ex sindaco di Ventimiglia: ecco chi è e quali sono i piani del neoassessore alla Cultura. L'intervista

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 25 maggio 2026

Il nuovo assessore alla Cultura del Comune di Palermo, Antonio Rini

La cultura come leva di riscatto sociale, motore economico e strumento di rigenerazione urbana. È questa la linea tracciata da Antonio Rini, nuovo assessore alla Cultura del Comune di Palermo, nominato nella giunta guidata dal sindaco Roberto Lagalla nell’ambito del riassetto politico seguito alla nomina di Giampiero Cannella a sottosegretario al Ministero della Cultura.

La delega alla Cultura, rimasta vacante dopo l’uscita di Cannella dall’amministrazione comunale, passa così ad un altro esponente di Fratelli d'Italia.

Rini, classe 1984, consigliere comunale dal 2022 e presidente della Commissione Urbanistica del Consiglio, è da anni una figura attiva nella politica amministrativa del territorio palermitano. Sul piano istituzionale figurano tantissime voci nel suo curriculum, sindaco di Ventimiglia di Sicilia, vicepresidente del direttivo regionale di Anci Sicilia, presidente del Gal Metropoli Est, organismo impegnato nella valorizzazione e nello sviluppo territoriale di quindici comuni dell’area metropolitana. E poi ancora, componente del consiglio di amministrazione del Distretto Turistico Costa Normanna e dell’Assemblea territoriale idrica di Palermo.

Il suo approdo alla Cultura arriva in una fase politicamente delicata per Palazzo delle Aquile. La maggioranza di centrodestra che sostiene Lagalla punta infatti a rafforzare il peso di Fratelli d’Italia dentro la Giunta, mantenendo al tempo stesso continuità nella programmazione culturale e turistica della città.

La scelta di Rini viene letta anche come un segnale di equilibrio interno al partito meloniano, che nelle ultime settimane aveva discusso il nuovo assetto dell’amministrazione comunale dopo il trasferimento di Cannella al governo nazionale.

Nella sua prima intervista da assessore, rilasciata a Balarm, Rini ha insistito soprattutto sul valore sociale della cultura. «È un incarico prestigioso», ha dichiarato, spiegando che fare l’assessore alla Cultura «significa alzare l’asticella culturale della città in un momento storico in cui Palermo ha bisogno di bellezza e cultura, in particolare a seguito dei recenti fatti di cronaca avvenuti in città».

Per il neo assessore,infatti, la cultura non coincide soltanto con l’organizzazione di eventi: «Quando parlo di cultura parlo di una cultura diffusa, perché non si intende il singolo evento ma una sommatoria di comportamenti per cercare di educare le giovani generazioni e tutti i cittadini. Una cultura del rispetto, una cultura della legalità, una cultura della lealtà, una cultura delle cose belle».

Rini ha parlato della necessità di una ‘rigenerazione culturale’ capace di incidere anche sul piano civico e sociale. Nella sua visione, il tema culturale si intreccia con quello della legalità e del rispetto delle regole: «Oggi più che mai bisogna dire che soltanto un cambio culturale ci può salvare». Un passaggio che assume un significato particolare nel clima cittadino degli ultimi mesi, segnato da episodi di violenza e tensioni sociali che hanno riacceso il dibattito sulla qualità della vita urbana e sul ruolo educativo delle istituzioni.

Le priorità immediate dell’assessorato saranno però inevitabilmente legate ai grandi appuntamenti dell’estate palermitana. Il neo assessore ha annunciato che l’amministrazione si sta già concentrando a capofitto su due eventi centrali del calendario cittadino, il concertone di Radio Italia e soprattutto il Festino di Santa Rosalia.

L’obiettivo, ha spiegato, è mantenere «un livello di qualità internazionale» affinché il Festino possa consolidarsi sempre di più come manifestazione di richiamo mondiale.

Nelle intenzioni di Rini, il Festino dovrà diventare anche uno strumento strategico per la destagionalizzazione del turismo culturale. Secondo il neo assessore, la manifestazione non deve produrre effetti soltanto durante il 14 luglio, ma generare ricadute economiche e culturali durante tutto l’anno. «Vogliamo eliminare il detto culturale per cui si dice ‘di cultura non si mangia’ e trasformarlo dicendo che “di cultura si può anche mangiare”, ossia vivere».

Una linea che punta a saldare cultura e sviluppo urbano, due ambiti inevitabilmente collegati. Nel suo ragionamento, la riqualificazione urbana non può esistere senza una trasformazione culturale della città: «Non vi può essere una rigenerazione urbana se non vi è una rigenerazione culturale, una rigenerazione umana e una rigenerazione della legalità, tutto si tiene unito da un unico assioma e dogma, perché quando si parla di legalità non è soltanto un tema legato all’etica, ma è anche un tema legato alla convenienza, perché la legalità conviene a tutti».

Sul piano politico, infine, il neo assessore ha voluto lanciare un messaggio di compattezza interna a Fratelli d’Italia. «La mia nomina è stata condivisa unanimemente da tutto il partito», ha detto, ribadendo che il movimento «ha delle regole interne» e «un’unica anima», riconoscendo in Giorgia Meloni la leader di riferimento.

Per Palazzo delle Aquile si apre dunque una nuova fase nella gestione delle politiche culturali. Resta ora da capire se la strategia annunciata da Rini riuscirà davvero a trasformare la cultura in uno strumento stabile di sviluppo economico e coesione sociale per Palermo, andando oltre la dimensione degli eventi e incidendo in maniera strutturale sul tessuto urbano e civile della città.
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